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Un appello per i prigionieri del Chiapas

CHIAPAS – Dal 29 settembre un gruppo di prigionieri indigeni, reclusi in diverse carceri del Chiapas e appartenenti alle organizzazioni la Voz del Amate, Solidarios de la Voz del Amate e Voces inocentes si sono dichiarati in sciopero della fame e digiuno.

I loro nomi sono: il professor Alberto Patishtán Gómez, Andrés Núñez Hernández, Alfredo López Jiménez, Alejandro Díaz Sántiz, José Díaz López, Pedro López Jiménez, Juan Díaz López, Rosario Díaz Méndez, Enrique Gómez Hernández, Juan Collazo Jiménez e la compagna Rosa López Díaz.

Tutti e tutte sono ingiustamente privati della loro libertà dato che i delitti di cui sono accusati e per i quali sono condannati a pene lunghissime sono stati prefabbricati ad arte. Tutti e tutte sono stati torturati fisicamente e psicologicamente al momento dell’arresto da personale in borghese e in case anonime che sono nei fatti dei centri di detenzione e tortura clandestini.
La loro degna lotta è per denunciare gli orrori e gli abusi che si vivono nelle carceri del Messico e per esigere la libertà immediata.

Intorno a loro si sono levate molte voci solidali, in Messico come nel mondo. Voci che dal basso rivendicano e praticano una giustizia diversa, lontana dai tribunali di stato e vicina ai popoli. Voci che rifiutano lo sfruttamento, il saccheggio dei beni comuni, la repressione, il disprezzo. Voci e persone che quotidianamente costruiscono migliaia di alternative al mondo marcio del capitale e delle sue barriere, materiali e immateriali che siano. Voci e persone che parlano lingue diverse ma allo stesso ritmo, quello del cuore, che batte in basso e a sinistra.

In questo grido di libertà si riflette, come in uno specchio, la rabbia di migliaia di prigionieri politici palestinesi in Israele; di migliaia di migranti che rifiutano il cibo e si ribellano contro i Centri di Identificazione ed Espulsione europei dove sono ingiustamente detenuti; dei mapuche che con il loro lunghissimo sciopero della fame rifiutano la Legge Anti-terrorismo; nella stessa rabbia si riconoscono i Curdi nelle prigioni turche, i baschi e le basche torturati nei FIES, i nigeriani e gli africani che si ribellano alle multinazionali del petrolio e sono arrestati e assassinati… tutti quelli e quelle dissidenti incarcerate in queste umide pareti in ogni angolo del mondo, dove cercano di schiacciare le idee.
Per questo lanciamo un appello alle organizzazioni indipendenti, ai gruppi di affinità, ai centri sociali, ai sindacati autonomi, ai media indipendenti, a tutti quelli e a tutte quelle che agiscono in forma autogestita e che sono complici e colpevoli, come tutti e tutte noi, di sognare un mondo senza barriere, frontiere o prigioni a unirsi e solidarizzare con questa degna lotta dei prigionieri e delle prigioniere politiche in sciopero della fame in Chiapas.

Per aderire all’appello basta mandare un’email a [email protected]   con il nome, cognome e la città di residenza

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