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Il Pd si conta in piazza. Se questa è l’alternativa non ci resta che piangere

ROMA – La realtà è lo specchio della verità, sempre e comunque. Il Pd si è ritrovato ieri a Roma in una piazza San Giovanni scontatamente affollata. Sarebbe stato sorprendente se un partito tra i pochi a poter contare su una macchina organizzativa professionale e oltretutto supportata da mezzi economici “adeguati” non fosse riuscito nell’impresa non certo titanica.

Sembrava quasi una sorta di seconda kermesse dopo quella del giovan virgulto Matteo Renzi da Firenze. Niente di eclatante né di nuovo. In piazza dopo anni di malgoverno a cantarsi le lodi! 

 

Impossibile neppure stupirsi delle parole pronunciate da Bersani, apparso come appena svegliato da un lungo sonno. Dal palco della piazza il segretario democratico rivendica il copyright del voler mandare a casa Berlusconi. “Lo abbiamo detto da tempo. All’inizio quasi da soli. Poi, mano a mano, si sono uniti anche gli altri. Con un po’ di ritardo com’è nello stile di questo paese. Quelli che sventolano la bandiera, ma solo alla fine della partita”. C’è qualcosa che non quadra! Forse il segretario del Pd avrebbe dovuto ricordarsi di tutte quelle volte che il suo partito ha rianimato un governo ormai sul punto di cadere, e sempre in cambio di qualcosa. Così come ci è impossibile dimenticare che lo stesso Pd è salito sul carro del vincitore in occasione del Referendum dei quattro Si (quello contro la privatizzazione dell’acqua, nucleare ecc..) proprio all’ultimo secondo utile per accennare un misero sorriso di soddisfazione, quando anche i muri ben sapevano quale fosse la vera linea politica sull’argomento in ballo. Ancora una volta si registra l’assenza di una vera proposta. Si continua a parlare di patti tra “progressisti” e “moderati” ma sulla base di cosa non è dato saperlo. Sembra quasi che Bersani voglia stringere alleanze con tutti per poi trovarsi con le mani miracolosamente vuote! 

 

Partono gli slogan a raffica: “Riporteremo l’Italia nel posto che merita…” Come? Con chi? Attraverso quali proposte? Ancora: “Il nostro paese sbeffeggiato…” ma nessun accenno al debito che ricade sui lavoratori, ad una patrimoniale o ad altri correttivi che non lascino il peso sulle spalle dei Cittadini. Potremo andare avanti ancora del tempo citando frasi demagogiche recitate pure male e prive di un supporto propositivo. Non è pensabile che l’unico punto progettuale sia rappresentato, anche se importante, dall’unione “contro” qualcuno; neppure se questo qualcuno si chiama Silvio Berlusconi!  In realtà è un Pd che prova a contarsi; compreso il suo segretario che cerca di uscire dall’attacco a sorpresa sferratogli dal sindaco di Firenze e dall’ombra minacciosa di Nichi Vendola che ultimamente sembra comunque aver perso un po’ dell’antico smalto. La stampa “fedele” riporta la testimonianza di un partito che in piazza San Giovanni avrebbe mostrato la sua forza organizzativa e programmatica, ma si sa, ormai, che anche la cronaca è diventata interpretabile, tanto che si stanno effettuando ancora ricerche accurate sull’aspetto programmatico! La solita musica, quella che ha sempre finito per dare nuovamente linfa allo stesso Premier, più volte morto e resuscitato. Ricostruzione, fiducia, dignità, larghe intese (con chi non si saprà mai..) e così via. Alzi la mano chi ha sentito parlare di lavoro, di articolo 18, di pensioni, di prospettive per una ripresa che coinvolga la vita del Cittadino. Ma come si può indire una manifestazione sul niente? La “casta” era presente al completo, con D’Alema, Franceschini, Marino, Fioroni, i giovani come Civati e Serrachiani.

 

Leggermente defilati ma presenti, anche Renzi e Di Pietro; puntuale la Camusso e tutto un contorno “perbenista” di una rappresentanza politica socialdemocratica che poco ha fatto per contrastare in questi anni l’avanzata dei panzer Berlusconiani.  Quali siano le direttrici della “ricostruzione” non è dato saperlo.  E’ bene puntualizzare che non stiamo cercando di minare le fondamenta di qualcosa che si spera avversi Berlusconi e il suo governo, quanto semmai stiamo cercando di capire il motivo per il quale non si cerca la discontinuità che può venire da un fronte forte e deciso che comprenda tutto l’arco della sinistra, fuori e dentro il Parlamento! Si continua a snobbare il movimento Internazionale degli Indignati e si evita accuratamente di parlare di possibili alternative riguardanti il pagamento di quel famoso debito “pubblico”. Quello che angoscia è la perenne e insistente mancanza di risposte concrete che sono invece sostituite da ipotetiche alleanze, prove di coalizioni e conte numeriche. Se questa è la forza del partito numericamente maggiore dell’opposizione, non possiamo che pregare che la fine sia meno dolorosa e lunga possibile.

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