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Berlusconi si dimette? Questione spinosa, futuro dubbioso. E la nave Italia affonda

ROMA – Nessuno si illuda, non è una fuga! Il Cavaliere, “il Caimano”, “Sua emittenza” o come lo hanno chiamato in tutti questi anni, non è uomo da pensare a questioni di orgoglio o altro del genere. Lascerà quando e come gli tornerà più “utile”. L’emblema del politico manager continua e si rinnova. Ferrara e Bechis sono solo due esempi eclatanti di personaggi che contano solo se indirizzati o “consigliati” da Lui stesso. E’ probabile che la fine sia davvero vicina, ma era nelle cose, faceva parte di un quadro di assieme che non è difficile saper interpretare. Ma non è la fine che le agenzie e i mercati hanno urlato a gran voce questa mattina. L’interesse, il profitto, sono ancora le molle che alimentano certi eventi. Provarlo è difficile, ma non vietato. L’altalena dei mercati è voluta; potrebbe addirittura influenzare il dibattito politico se lo stesso Berlusconi, altrimenti detto anche “B.”, chiederà la fiducia sulla famosa lettera della Bce. Dovremo pensare e sperare in una condotta seria e adeguata da parte di tutti i politici seduti sui banchi di Montecitorio, sperando che questa volta siano veramente nel loro cuore le sorti dell’Italia stessa.

 

Le premesse non sono buone; lo capiamo dalle affermazioni di D’Alema che insiste sulla composizione di un governo di larghe intese che “dovrebbe varare un pacchetto di misure essenziali su cui è certamente possibile trovare un accordo ampio”.  D’Alema ha infine ricordato che “quando noi eravamo al governo abbiamo ridotto in modo consistente il debito pubblico e la spesa pubblica corrente. Quando io ero presidente del Consiglio la spesa pubblica era al 46% e con Berlusconi è arrivata al 53%. Quindi se noi diamo un contributo la situazione non può che migliorare”.  Bè, non si capisce allora il motivo per il quale il presidente di Italiani Europei non lavori ad una vera alternativa che si lontani da quegli accordi e inciuci con “parti” politiche ambigue quasi quanto lo stesso Berlusconi; in modo che lo stesso Cittadino possa toccare con mano la differenza tra anni di sacrifici e qualcosa di maggiormente “respirabile”. In realtà lo abbiamo detto e ripetuto più volte, ed è racchiusa nella sigla UDC alla quale il Nostro D’Alema ha sempre guardato. Il Partito di Casini sembra riscuotere i favori di molti, specialmente dopo aver dichiarato la propria disponibilità per lo stesso governo di larghe intese. Però, a differenza di D’Alema, Casini punta a un elettorato ben diverso, espressione moderata e molto legata a Confindustria, e potrebbe coronare il suo antico sogno di ricostruire la famosa “balena bianca”. In tal caso il Pd vedrebbe il crepuscolo avvicinarsi sempre di più.

Il quadro politico è arrivato ad un punto di degenerazione davvero deprimente. Siamo quasi alle comiche. Gabriella Carlucci, in Parlamento grazie allo stesso Berlusconi, lascia il Pdl per la stessa UDC! La “lungimirante” Gabriella è l’espressione più chiara del clima di “fuggi fuggi” che sta permeando i grandi locali di Montecitorio. Aggiungere altro sarebbe inopportuno ma è intuibile, persino se si tratta di Berlusconi. Dicevamo che la fine è probabilmente solo una questione di tempo. La situazione è tale che non potrebbe davvero essere altrimenti.  Credibilità e mercati hanno emesso una sentenza indiscutibile. Lo confermano con estrema lucidità anche le parole di Matteo Colannino, esponente del Pd cresciuto a suon di finanza e dinamiche imprenditoriali, che non si fa scrupoli nel sottolineare quei “segnali forti e inequivocabili dei mercati finanziari di oggi, che vanno a sommarsi alla grave insufficienza del governo Italiano al G20, impongono al presidente Berlusconi una presa d’atto non più differibile”.  L’esponente del Pd, conoscitore delle tematiche finanziarie ed economiche spiega che “L’Italia deve immediatamente ritrovare una exit strategy dalla gravissima crisi di fiducia e credibilità che rischia di portare il Paese al punto di non ritorno. Questa inutile resistenza alle dimissioni del presidente del Consiglio, ormai peraltro date per scontate dai mercati, rischia di costare agli italiani un prezzo insopportabile e ingiustificato. I dati odierni sull’esplosione dei fallimenti delle aziende italiane sono solo l’ultimo grave indicatore di un quadro generale fortemente fragile e deteriorato”. 

 

La soluzione si avvia quindi verso uno sforzo che non penserà ad una vera alternativa ma ad un difficile quanto incerto quadro di provvedimenti che anche un governo di larghe intese (peraltro guidato probabilmente da Gianni Letta, diretta espressione di quel Berlusconi che vogliamo allontanare costi quel che costi!) si adopererà per salvare l’Italia all’interno di un sistema che, oltre ad aver operato attraverso la Bce una forzatura inaccettabile, potrebbe avere anch’esso un limite temporale. Il Capitale, i grossi interessi economici e soprattutto le Grandi potenze economiche, stanno per sferrare dunque l’attacco finale con l’intenzione di non perdere nessuno dei tasselli che garantisce loro di far sopravvivere un modello sociale ed economico che è palesemente alla frutta.  La risposta alla grave situazione in cui versa il paese, (dove si annaspa nella disoccupazione, nella mancanza di tutele sociali, nell’incuria verso le difficoltà che la maggior parte delle famiglie incontrano ogni giorno!) non sarà dunque oggetto di riflessione e lavoro ma si accoderà allo sforzo, questa volta comune, di pagare un debito pubblico (provocato da pochi!) per il quale la Bce, che non è dato ancora sapere cosa rappresenti in realtà a livello europeo e internazionale, e non ultimo il monitoraggio del Fmi, reclamano a gran voce. Ma ormai abbiamo imparato nuovamente, e da tempo, che quando la voce del Padrone si alza, la risposta è dovuta!

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