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“Io non arrivo a fine mese. E voi?” La lettera di un padre di famiglia

 Pubblichiamo la drammatica lettera giunta da un nostro lettore. Sono questi i problemi di tutti i giorni, quelli dell’economia reale, del dare  e dell’avere che spesso fanno sprofondare le famiglie in uno stato di frustrazione perenne. E la politica che fa? Per ora tutto tace.

Gentile redazione di  dazebao,
mi chiamo Marco, sono un padre di famiglia ed ho appena compiuto 50 anni. Vi scrivo perchè due giorni fa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto che la crisi in Italia non c’è. I ristoranti sono pieni, l’Italia è un paese di benestanti e quindi  la crisi non ci riguarda.
Bisognerebbe invitare il Signor Berlusconi a farsi un giro per le case delle famiglie italiane, quelle che un tempo erano considerate la classe media di questo dannato paese.  La mia è una famiglia monoreddito, moglie e due figli. Io, ragioniere in una ditta prossima al fallimento,  percepisco 1.600 euro al mese e ne pago 650 di mutuo. In pratica vivo con 950 euro al mese facendo degli sforzi titanici per tirare avanti fino alla fine del mese. Non mi vergogno a dire che spesso, e senza dire niente a nessuno mi sono fatto prestare dei soldi. Chissà se il nostro Presidente potrà capire cosa significa elemosinare qualche centinaio di euro per pagare una bolletta, per acquistare i libri di scuola ai figli, per comprare un medicinale che costa troppo o solamente per fare la spesa dell’ultima settimana del mese, quando il conto corrente grida vendetta.
Per una famiglia monoreddito di 4 persone è praticamente impossibile andare avanti. L’economia è ferma, dicono gli esperti. Fino a qualche anno fa era nostra consuetudine almeno una volta al mese uscire a mangiare la pizza con gli amici. Oggi, noi come loro, non possiamo nemmeno permetterci una serata in compagnia. Niente ferie, niente spese superflue. Spesa razionata con massima attenzione ai prezzi nei supermercati.  Ci credo che è tutto fermo. Se nessuno ha soldi, nessuno spende.
Siamo la nuova classe povera del paese che silenziosamente subisce senza proferire parola nemmeno al suo vicino di casa, che magari si trova nelle medesime condizioni,. Perchè la maggior parte delle persone prova quel senso di profonda vergogna nel raccontarti il momento che sta attraversando.
Sono 25 anni che lavoro e non ho mai chiesto nulla a nessuno. Non solo  ai giovani è stato cancellato il futuro, ma anche a noi, padri di famiglia di mezza età che non hanno più sogni nel cassetto. Non nutrono più nessuna speranza. Si alzano la mattina con il pensiero di coricarsi la sera per non pensare a questo presente che ci sta consumando lentamente, che ti fa impazzire. Questa non è vita signor Berlusconi. Io al ristorante sono due anni che non ci vado.

Marco

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