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Film. “La Kryptonite nella borsa”. Piacevole quadro anni ’70. Recensione

ROMA – La Kryptonite nella borsa ci proietta nel 1973, a Napoli, e ci fa fare la conoscenza con la famiglia Sansone attraverso gli occhi, anzi i quattrocchi, di Peppino, un ragazzino un po’ sfigato che a 9 anni vive ciò che gli capita senza saper bene cosa fare e come reagire.

Ed essendo ancora un bambino, il suo universo è la scuola e soprattutto la famiglia, con i nonni conservatori, la mamma e il papà indaffarati, gli zii hippie o bamboccioni, e soprattutto il cugino Gennaro, un tipo sopra le righe che si crede Superman.

Non sempre ciò che succede è bello, ma i colori e le musiche sgargianti degli anni ’70 e la leggerezza dell’accento napoletano, ci restituiscono un quadro piacevole, dove è difficile distinguere l’immaginazione dalla realtà, e che proprio per questo si presenta come una commedia ben riuscita. Gli avvenimenti si succedono incalzanti (e per ciò non ve li raccontiamo), ognuno si fa gli affari propri, senza cattiveria o cinismo, e tutti vengono cambiati dalla vita.

Come quasi sempre nei film dedicati alla Famiglia, lo sguardo principale di La Kryptonite nella borsa è femminile: c’è la nonna che è l’unica a capire tutto anche se non capisce i figli, c’è la madre che si chiude a riccio nei suoi ricordi di Procida, c’è la giovane zia che insegue la libertà hippie, c’è la collega della madre che, spiantata e povera, insegue l’idea del principe azzurro.

Ivan Cotroneo, già sceneggiatore cinematografico e televisivo, è al suo esordio come regista, e si dimostra capace e sapiente: La Kryptonite nella borsa è un film vitale e spensierato, dai numerosi movimenti circolari, che in parte mi ha ricordato I Buchi Neri di Pappi Corsicato, se non altro per la sua leggerezza, la centralità delle visioni dei protagonisti e la tematica cripto-gaya.Gli inizi degli anni 70 sono rappresentati nella loro purezza, così come sono nell’immaginario, anche grazie alla scenografia e ai bellissimi costumi vintage.

Gli attori sono bravi, assai credibili, e completamente immersi nella parte. Toccante è l’interpretazione della madre da parte di Valeria Golino, e sorprendente è vedere Luca Zingaretti così lontano dai limoni di Camilleri. Presentato al Festival di Roma, La Kryptonite nella borsa è stato giustamente tra i più applauditi e ricercati dalla critica e dal pubblico. Dice esplicitamente che vuole raccontare una storia d’amore e non una storia per ragazzi, ma si tratta di una figura retorica, perché tutto fa pensare a un romanzo di formazione, solo che Peppino finisce con il ribellarsi alla menzogna del Padre non solo in forza di ciò che gli capita intorno, ma soprattutto per una presa di coscienza interna che prende la forma di un uomo in calzamaglia. Che sia un segno?

Cast tecnico
Regia e Soggetto: Ivan Cotroneo
Sceneggiatura: Ivan Cotroneo – Monica Rametta – Ludovica Rampoldi
Direttore della Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Giogiò Franchini – Donatella Ruggiero
Musiche: Pasquale Catalano
Scenografia: Lino Fiorito
Costumi: Rossano Marchi
Produttori Carlotta Calori

Cast artistico
Valeria Golino: Rosaria (mamma)
Cristiana Capotondi: Titina (zia)
Luca Zingaretti: Antonio (papà)
Libero de Rienzo: Salvatore (zio)
Luigi Catani: Peppino (il ragazzino)
Vincenzo Nemolato: Gennaro (superman)
Monica Nappo: Assunta (collega)
Massimiliano Gallo: Arturo (spasimante della collega)
Lucia Ragni: Carmela
Gennaro Cuomo: Federico
Sergio Solli: Vincenzo
Antonia Truppo: Valeria
Fabrizio Gifuni: Matarrese (lo psichiatra)
Rosaria De Cicco: Maestra Lina
Nunzia Schiano: Zia Spagnola
Carmine Borrino: Elio

 

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