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Il solito Berlusconi. La maggioranza è senza numeri, perché non lascia il passo?

ROMA – Non sono stati sufficienti tutti questi anni per capire chi è Silvio Berlusconi?  Forse no. Lo si evince dalla situazione di pericolosa incertezza che, pur “perdendo”, lo stesso Premier cerca di giostrare al meglio per tirarne fuori ancora una volta un vantaggio. 

I 308 voti ottenuti ieri alla Camera (martedì 8, ndr.) se da una parte sanciscono la fine della maggioranza, è pur vero che sono una certezza solo per la nota di cronaca.  Il presidente del Consiglio si è auto investito di una carica a tempo, finalizzata al varo della legge di stabilità. Con questa road map si è recato al Quirinale dichiarando a Napolitano che si dimetterà solo dopo aver raggiunto questo risultato, non mancando peraltro di mostrarsi favorevole soltanto ad eventuali elezioni anticipate.  Come possiamo vedere, la partita non è ancora chiusa, e la preoccupazione del presidente dell’Idv Antonio Di Pietro è più che legittima. Lo stesso ex Pm invita all’accortezza, ricordando ciò che è già accaduto lo scorso anno, in occasione della votazione sulla legge Finanziaria: “Con l’annuncio delle dimissioni, ma senza darle, Berlusconi prende un altro mese di tempo per tentare di comprare qualche personaggio in cerca d’autore, provando così a recuperare quella maggioranza che, anche oggi, ha dimostrato di non avere”. Sono soltanto i “conti” e la Bce a stare a cuore al Premier?  Se non ricordiamo male il suo pool di Avvocati da tempo lotta su ogni cavillo per far slittare più avanti possibile l’iter dei numerosi rinvii a giudizio dove lo stesso Cavaliere è chiamato a rispondere! 

 

C’entra qualcosa questo, o sono solo fantasie?  Per non parlare del fatto che la legge di stabilità non è cosa da prendere alla leggera vista l’ostinatezza mostrata in Sede europea e la ristrettezza dei margini imposti. Possiamo a questo punto dire che un governo valga l’altro?  Partono nuovamente a raffica gli interrogativi.  I margini di tempo per impostare grandi battaglie non sembrano esserci, ma dopo l’avvenuto riscontro del fatto che la maggioranza non ha più i numeri, mantenerla in vita è come applicare l’accanimento terapeutico ad un malato terminale.  Del resto l’opposizione è questa e i miracoli non si possono fare.  L’ago della bilancia, almeno per il Cittadino, può essere solo un’opposizione determinata a fissare un argine che consenta quei passi saggi ma necessari per progettare e costruire una ripresa, anche se le dichiarazioni di Bersani ci sembrano affrettate e approssimative. Il segretario del Pd, forse preso da eccessiva euforia non ha mancato di spingersi in sottolineature da brivido: “Ci riserviamo un esame rigoroso del contenuto dell’annunciato maxiemendamento alla legge di stabilità per verificare le condizioni che ne permettano, anche in caso di una nostra contrarietà, una rapida approvazione”.  

 

Tutte le soluzioni saranno adesso buone?  Sicuramente no.  Un governo di transizione formato in larga parte da Pdl e Terzo Polo sicuramente non si discosterebbe molto da quello “precedente”.  Resta il dato reale delle condizioni finanziarie e temporali in cui si svolgerebbero eventuali elezioni anticipate (ipotesi senza dubbio migliore di tutte), ma non si può ahimè sorvolare sulla grave situazione in cui si trova il Paese soprattutto dopo la pressione di Francia e Germania consumatasi attraverso l’intrusione forzata della Bce. Il tempo è tiranno, nessuno è fesso e Berlusconi deve lasciare senza condizioni o proroghe ulteriori.  “Casta” permettendo…

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