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Gli imprenditori al tempo del “default”

RAVENNA – Aspettavo da qualche giorno un pacco da Roma, a dire il vero un pò voluminoso. Si trattava di una bicicletta elettrica che avevo inviato ad una società della Capitale per la sua revisione e messa a punto e che, dopo le verifiche del caso, mi veniva rispedita al domicilio.

Lo scorso martedì, quando ormai non l’aspettavo più, finalmente suona alla porta un addetto della società Bartolini che, in un italiano più che stentato, mi dice: “Aspettava una bicicletta? Se mi da una “mano” a scaricarla gliela consegno!”.

Si, proprio così, per il primo vettore d’Italia (circa il 70 per cento della quota di mercato) non basta che tu pedali. Se vuoi andare in la bicicletta devi anche scaricartela dal camion.
Così, vista la situazione, non sono stato a fare troppe domande: mi sono messo di fianco all’operatore e l’ho aiutato a scaricare la bici fino a casa con la certezza, però, di fare il gioco del signor Bartolini che, in barba a tutte le filosofie sulla soddisfazione del cliente, ha capito che il suo maggior profitto passa, non solo per lo sfruttamento dei suoi lavoratori (italiani o “extra” per lui pari sono) ma, anche, per quello dei mittenti e dei destinatari beccati sull’orlo della sindrome del cane di Clinton.

Hai voglia a scandalizzarti. Questa, purtroppo, è la situazione di normalità non tanto nella gestione dei rapporti di lavoro (dopo le “sparate” di Marchionne e Ichino, l’avevamo vagamente intuito) ma, addirittura nella concezione delle relazioni con i clienti da trattare alla stessa stregua dei propri dipendenti.

Altro che “Total Quality” e modernità. Ai tempi del “default”, la nuova filosofia che guida gli imprenditori italiani sembra essere quella della più assoluta permeabilità dell’impresa alle ragioni del mercato per cui, la richiesta d’aiuto al cliente da parte dell’autista della Bartolini, fa il paio con gli oltre 60 giorni di attesa per un’automobile FIAT come se, l’usufruire del “credito al consumo” fosse una forma “inferiore” di commercio che rende il “cliente” un minus da maltrattare.

E, ancora, poco importa che esistano leggi di tutela dei consumatori: lor signori sanno benissimo che, per come è ridotto il sistema giudiziario italiano, nella peggiore delle ipotesi (per loro), prima che un povero cristo possa far valere le sue ragioni passano, fino al secondo grado di giudizio, anche 10 anni. Quindi, la parola d’ordine è: “Resistere, Resistere, Resistere”.

Tra qualche giorno, forse, un nuovo governo guidato – si dice – dal neo senatore a vita, Mario Monti, sarà chiamato a rispondere alle sollecitazioni contenute nella lettera di Draghi e Trichet e per salvare l’Italia dal rischio “bancarotta”, dovrà assumersi l’onere, su invocazione di tutti i poteri forti (Confindustria, ABI, Artigiani, addirittura l’Alleanza Cooperativa) di realizzare il programma che i due schieramenti politici da “sobri” si son guardati bene dal realizzare.

So perfettamente che, se il suo “gabinetto” vedrà la luce, Monti è persona di parola e, da tecnico, non si lascerà sfuggire l’occasione di “sistemare” l’Italia secondo le indicazioni, fin troppo note e sperimentate, del Fondo Monetario e della Banca Mondiale.

Rifletta, dunque, il professor Monti, prima di dar seguito alle richieste di lor signori, sull’inutilità di attuare un piano di “modernizzazione” (?) del Paese in presenza di una delle peggiori classi dirigenti a livello internazionale; di una categoria d’imprenditori capaci d’invocare liberalizzazioni, concorrenza e modernizzazioni solo nei settori “limitrofi” e, comunque, solo per i “concorrenti”. Incapaci, anche quando parlano di “modernità”, di andare oltre la socializzazione delle perdite e la privatizzazione degli utili (Alitalia docet).

Rifletta, il professor tecnico, sull’inutilità di attuare una riforma delle pensioni, portando il ritiro anticipato (cominciamo a chiamare l’istituto come in Germania… hai visto mai) a 67 anni, quando lor signori, firmatari della lettera in cui lo invocano di salvare l’Italia, mettono in “Cassa” lavoratori di 50 anni, che nessun altro “prenditore” è disposto a riassumere (nonostante gli incentivi e la fiscalizzazione degli oneri) per “arruolare”, allo stesso prezzo, due nuovi lavoratori resi precari dal combinato disposto delle leggi: Treu e Biagi che, ovviamente, al ritiro anticipato ci arriveranno – se gli va bene – a 75 anni.

Rifletta bene, infine, il professore senatore a vita, perché non credo che basterà, per recuperare credibilità al sistema, tagliare i costi della politica o ridurre i parlamentari se, contemporaneamente, non si toccheranno anche le tasche di lor signori facendogli ripagare – almeno in parte – i profitti scippati ai salari e agli stipendi.

A proposito, la bici mi è arrivata con il parafango rotto. Per fortuna l’avvocato non lo pago: mia moglie è un ottima civilista!

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