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“Le nevi del Kilimangiaro”: la solidarietà al tempo della crisi. Recensione

ROMA – Al sindacalista Michel tocca un compito ingrato: estrarre da una lista venti nomi di lavoratori che dovranno abbandonare l’azienda impiegata nel porto di Marsiglia.

Sfortuna vuole che tra quei venti ci sia anche lui e il poco più che ventenne Cristophe. I loro destini si incroceranno pochi giorni più tardi. Aiutato da un complice, Cristophe deruberà il suo vecchio collega di lavoro di circa cinquemila euro e due biglietti aerei per l’Africa, il regalo di figli e amici per i suoi trent’anni di matrimonio. La scoperta dell’identità del rapinatore sarà per Michel e per sua moglie Claire un vero shock da cui usciranno solo grazie alla bontà e alla generosità che ha sempre ispirato le loro azioni. Il finale è struggente, tutto merito del regista che riesce a dosare con equilibrio commedia familiare e dramma sociale.

Presentato con successo all’ultima edizione del Festival di Cannes, nella sezione Un certain regard, Le nevi del Kilimangiaro è un apologo sulla solidarietà di classe. Sono due i padri ispiratori della pellicola di Robert Guédiguain: Victor Hugo e Jean Jaurès. Il poema del romanziere francese Les pauvres gens ha dato l’idea al regista, mentre le parole del politico socialista dell’Ottocento rivivono nei dialoghi del protagonista. Da Guédiguain arriva una forte condanna morale della rapina in sé, come gesto antisociale – affidata alla reazione di Raoul, il cognato di Michel, anche lui vittima con la moglie Denise della rabbia di Cristophe – ma anche la volontà di comprendere le motivazioni alla base del gesto del ragazzo, non senza un pizzico di indulgenza. Michel, infatti, arriverà a perdonare il suo ex collega e verrà scosso dalle sue parole quando lo accuserà di aver ceduto alle richieste del padrone e non aver pensato a un modo migliore di quell’iniqua lotteria per licenziare i venti lavoratori, partendo magari dagli operai più anziani o più benestanti.

Con le Nevi del Kilimangiaro il regista delle Passeggiate del Campo di Marte affronta il tema della crisi economica. Cristophe incarna la figura dell’ «indignado», di un ragazzo costretto a rubare per sopravvivere. Guédiguain mette in scena contemporaneamente uno scontro generazionale, “verticale”, tra il cinquantenne Michel e il ventenne Cristophe, e uno “orizzontale”, confrontando il giovane rapinatore con i quasi coetanei figli di Claire e Michel. Il regista si interroga dunque sul concetto di solidarietà, che pervade l’anziano sindacalista e non il giovane operaio licenziato, impermeabile alla coscienza di classe, ostile verso il sindacato e vittima della crisi dello Stato sociale. Cristophe infatti, deve mantenere i suoi fratellini e non può beneficiare dell’indennità di disoccupazione. Dal confronto di Cristophe con i figli di Michel emerge invece il riconoscimento del ruolo fondamentale della famiglia. I figli della coppia hanno potuto studiare, lavorare e sposarsi perché protetti dai loro genitori, un naturale ammortizzatore sociale di cui Cristophe invece è privo. Pertanto, la miseria e l’assenza di una famiglia sono per Guédiguain i veri responsabili della crisi etica di Cristophe.

Le nevi del Kilimangiaro
Sceneggiatura di Jean-Louis Milesi e Robert Guédiguain
Regia di Robert Guédiguain
Con Arianne Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Maryline Canto e Grégoire Leprince-Ringuet.

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