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Egitto. Sinai del nord. Liberati 611 eritrei

ROMA – “E’ di questa mattina la conferma, che ci giunge direttamente da Arish (Governatorato del Sinai del Nord, Egitto), che ben 611 profughi prigionieri dei trafficanti nel Sinai del Nord sono stati liberati lo scorso 9 novembre e sono ora in salvo in territorio israeliano”.

Lo annunciano i co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Li hanno liberati al confine con Israele. Provenivano da Arish, Gorah, Rafah e altre città del Sinai, dov’erano detenuti in frutteti o in container interrati” puntualizzano.

Dopo che la vicenda dei prigionieri del Sinai è stata diffusa dalla CNN, in un documentario che il network ha realizzato in collaborazione con EveryOne e la New Generation Foundation for Human Rights di Arish, e dopo la diffusione della realtà del traffico di esseri umani e organi, degli omicidi e degli stupri, dei crimini commessi dalle guardie di frontiera egiziane sui più importanti quotidiani del mondo e, finalmente, anche attraverso i media egiziani (dal Daily News Egypt alla TV di stato), si è concentrata una tale attenzione sul governatorato del Nord del Sinai da rendere davvero duro il lavoro dei trafficanti. “Sono tutti lì, i media del mondo, ad Arish, Gorah, Rafah” spiegano gli attivisti di EveryOne. “Indagano, fanno domande, perlustrano le città, alla ricerca dei container sotterranei e dei gruppi di subsahariani nelle mani degli smuggler. I nomi dei criminali sono su mille labbra: Abu Kahled, Abu Ahmed, Abu Abdellah, la famiglia Sawarka. Grazie alla continua presenza mediatica, alle risposte talora efficaci delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, al lavoro che EveryOne compie da alcuni anni, collaborando con organizzazioni preparate e coraggiose come la New Generation Foudation for Human Rights, ICER,  Ong Gandhi, Agenzia Habeshia e altre, tanti esseri umani destinati al mercato nero degli organi, alle atrocità nei covi dei trafficanti, alla disumana condizione di detenzione nelle carceri egiziane, a una deportazione senza speranza sono stati salvati” continuano Malini, Pegoraro e Picciau. “Questa realtà, tuttavia, non attenua il dolore per le tante vittime né per il calvario passato da tanti giovani rifugiati. Siamo comunque convinti che ogni vita salvata sia un grande miracolo, un passo importante verso una società umana senza più violenze, prevaricazioni, discriminazioni e ingiustizie”.

Ora il Gruppo EveryOne ha chiesto all’Alto Commissario per i Rifugiati di vigilare affinché questi profughi siano tutelati e venga concesso loro asilo politico in Israele oppure, in alternativa, siano reinsediati nell’Unione europea, senza che possano correre il pericolo di una deportazione. Non vi sarà sicurezza per loro, finché tale eventualità non sarà scongiurata. “Anche se non dobbiamo allentare la guardia,” concludono i rappresentanti di EveryOne, “possiamo essere soddisfatti per i risultati che il nuovo attivismo – quello che usa internet, ma si espone anche in prima persona, correndo gravi rischi per salvare vite umane – ottenga oggi in un mondo tormentato e ancora lontano da un ideale di pace e giustizia sociale”. Dopo aver appreso la notizia dall’UNHCR, la Commissione Internazionale sui Rifugiati Eritrei (ICER) ha inviato un messaggio di felicitazioni al Gruppo EveryOne, definendo la liberazione dei profughi come “una meravigliosa notizia, risultato dello sforzo incessante di EveryOne e delle altre ONG impegnate a tutela dei profughi sub-sahariani nel nord del Sinai”.

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