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La lettera

Onorevole Ministro,

fra un po’ meno di un mese, tutti noi festeggeremo il santo Natale e il nuovo anno. Ognuno di noi avrà l’opportunità di trascorrere momenti di serenità in famiglia o con gli amici: momenti che si aggiungeranno al bagaglio di ricordi felici di ciascuno di noi. Tuttavia, signor Ministro, è nostro dovere dedicare un pensiero, durante le feste, ad altri esseri umani, per i quali il prossimo Natale e Capodanno potrebbero essere gli ultimi giorni della loro vita o i primi giorni di prigionia, tortura e lutto. Nello scorso mese di aprile, il governo iracheno annunciava la chiusura entro la fine del 2011 del campo profughi di Ashraf, che concede rifugio da più di 20 anni a 3400 oppositori della dittatura integralista di Teheran.

La decisione è stata resa pubblica dopo due massacri, che hanno causato la morte di cinquanta persone e il ferimento di oltre mille, fra la popolazione civile del campo, che non ha difese contro la violenza e gli abusi. Le stragi sono avvenute nonostante gli americani avessero promesso di difendere gli abitanti del campo. Il seguito è noto a tutti. Il mondo, che al termine della Seconda guerra mondiale si era impegnato a garantire i Diritti Umani, ha impiegato troppo tempo a reagire.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati è intervenuto in settembre per confermare a questi dissidenti iraniani lo status di rifugiati politici, tappa preliminare per trasferirli in paesi terzi, secondo il piano presentato dal Parlamento europeo per risolvere la crisi. Da allora, però, Baghdad ha bloccato tutto. Ha ostacolato il procedimento dell’Alto Commissario e non smette di ripetere, fino a oggi, la sua intenzione di scagliare il terzo attacco contro il campo profughi, che ha intenzione di cancellare. A parte la responsabilità evidente degli Stati Uniti in questa carneficina annunciata, come può il mondo civile giustificare la propria inerzia, essendo testimone degli eventi di Ashraf? Si devono forse ripetere gli scenari di  Srebrenica e del Ruanda, perché sentimenti di umanità per le vittime e sdegno per i carnefici si facciano strada nell’animo di chi ha già assistito all’agonia e alla morte  di tanti ragazzi e ragazze, per mano dei soldati iracheni? Questi innocenti, la cui unica colpa è quella di aver creduto nei valori della democrazia, desiderano solo una cosa: trasferirsi in un paese sicuro, mantenendo la loro dignità di esseri umani. I paesi civili non avrebbero dunque la capacità di accogliere, dividendosene il numero, i 3400 profughi di Ashraf, salvando loro la vita? Se il governo Italiano intervenisse per annunciare al governo dell’Irak di essere disponibile ad accogliere sul proprio territorio questi rifugiati, Baghdad non avrebbe più alcun argomento per proseguire nello sterminio. Siamo vicini alle festività che celebrano l’amore e la solidarietà e in questa occasione rivolgiamo un appello alla coscienza e allo spirito di fratellanza del ministro degli Esteri e dell’intero governo, affinché assumano un’iniziativa che onorerà per sempre l’Italia e loro, gli uomini che, con coraggio e umanità, avranno deciso di scegliere la via della giustizia e della vita.

Rimaniamo in attesa della vostra decisione e cogliamo l’occasione per porgervi i migliori saluti e auguri.

EveryOne Group,                                                                     GIURISTI DEMOCRATICI
Roberto Malini                                                                         Fabio Marcelli

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