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Una lacrima sul viso

ROMA – “Mi sbronzo tutte le sere per dimenticare i guai. E poi piango, piango a dirotto per dimenticare di vivere in questo maledetto paese”.

Sono le parole di Mario, almeno così dice di chiamarsi, un uomo sulla cinquantina abbondante,  che sopravvive girovagando nella notte per la stazione ferroviaria di Roma Termini alla ricerca di un posto caldo dove trascorrere qualche ora. Insomma un uomo votato ai margini della società, come tanti, forse troppi. Come rispetta il copione cinematografico del cinema neorealista del XXI secolo, quello alla Ken Loach per intenderci, in cui il grande schermo della civiltà moderna offre così tante visioni che diventa facile  sorprendere improvvisamente anche il più disattento osservatore, cambiando repentinamente luoghi, tempi e situazioni come in una teletrasporto spaziale degno dei migliori effetti della fiction della fantascienza.

Ed eccoci sbarcare improvvisamente nella sala stampa della Presidenza del Consiglio, dove una donna, non più tanto giovane, ma nemmeno troppo vecchia, è diventata così importante tanto da poter comunicare le male sorti dei suoi sudditi, proprio come nell’epoca monarchica. Lei, austera, prima diretta, sicura e autorevole, poi incapace di trattenere le sue parole fermate appena in tempo da una lunga pausa affinchè   il suo  viso vissuto non fosse solcato da pesanti lacrime salate.  La voce si ferma improvvisamente, anche se non si capisce perchè nessuno abbia il coraggio di dire cosa stia accadendo, quali siano le cause scatenanti da estirpare, come in una tragedia greca, e i riferimenti non sono un caso. Se la cosa dipenda da chi da fiato alle parole o da chi le subirà come un vento gelido è assodato.

“Sacrificio” è una parola vietata, impronunciabile, perchè aumenta il dolore psicologico sugli incerti destini che il futuro ci ha riservato. E’ un tuono prima della tempesta il suono che rimbomba nella sala gremita di giornalisti, guarda caso svuotata dall’unico riferimento storico che il Tiepolo ha lasciato ai posteri, come avevano voluto i precedenti inquilini, probabilmente ignorandone il vero significato.
E’ tutto scritto, tranquilli. Quando esiste un copione nulla è lasciato al caso, niente sa di improvvisazione, neppure le battute finali tra singhiozzi e applausi di incoraggiamento che sanno di quella ipocrisia a cui non avresti mai voluto assistere. “Io non guardo report” dice  Mario, avvolto nel suo cappotto allargato dal tempo e dalle intemperie “mi mette quell’ angoscia che non mi fa chiudere occhio. Da una lacrima sul viso, ho capito molte cose.”

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