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Sindacati sul piede di guerra. Altro che equità. Dov’è finita l’opposizione?

ROMA – Siamo tutti caduti nel grande tranello, o quasi tutti. Da una parte ci siamo liberati di Silvio Berlusconi, dall’altra  improvvisamente abbiamo realizzato che dall’Italia è sparita l’opposizione, anzi si è volatilizzata. Mario Monti porta avanti le sue riforme come fosse l’uomo della provvidenza, il salvatore della Patria, colui capace di unire destra e sinistra e nessuno ha più il coraggio di smuovere una critica, o per lo meno di alzare una flebile voce del dissenso.

Ieri sera i sindacati hanno definito “deludente” l’incontro con l’Esecutivo. Quest’ultimo si è limitato a fornire precisazioni e chiarimenti su tutti gli elementi inseriti nel Decreto che presentano caratteristiche di dubbia equità. Almeno questo pensano all’unisono i   leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, sempre ammesso e concesso che all’ultimo momento non facciano dietrofront, come spesso è accaduto in passato per motivi di mera convenineza. “Ci sono tratti incomprensibili di iniquità” ha detto il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso, la quale, riservandosi di trarre conclusioni affrettate, lascia intendere che la battaglia sia appena all’inizio. “Per quanto riguarda la patrimoniale, – precisa il numero uno di Corso d’Italia –  ci hanno ridetto una cosa ardita: che bisogna avere tempo per studiarla e che se l’avessero annunciata avrebbero provocato la fuga dei capitali all’estero. Si poteva almeno mettere in campo un affinamento degli strumenti per evitarla. Altrimenti – taglia corto Camusso – ci sembra solo una scusa per mascherare il fatto che non la vogliono introdurre perchè c’è un veto insormontabile del precedente governo”.

Insomma per la leader della Cgil esiste un problema di quantità della manovra, ma anche di qualità, per cui  lavoratori e pensionati  restano  i più colpiti con  effetti recessivi sull’economia.
Parole che si ripetono da quando il governo dei banchieri si è insediato a Palazzo Chigi per far quadrare il bilancio in rosso dello Stato e far rispettare le direttive della UE che tanto piace alla finanza internazionale. Una manovra alla quale nessuno sembra più essere in grado di contestare, magari sollevando qualche piccolissima critica, come dovrebbe avvenire in un qualsiasi paese. Va bene al Pdl che sostiene il governo, nonostante le lotte intestine al suo interno, ma anche ai soliti “comunisti”  del Partito Democratico come li definisce il Cavaliere,  i cui leader osservano impassibili la solita manovra che potremmo definire come una sorta di”Robin Hood” all’incontrario.

Insomma, proprio come ha ribadito Susanna Camusso “ci sono troppe continuità. Una su tutte: fanno sempre premio i conti della Ragioneria”.
Qualcuno pensa addirittura che con Monti l’Italia abbia guadagnato nuovamente la sua autorevolezza. Può darsi, ma bisognerebbe stare molto attenti al panorama che ci circonda. Una cosa è certa pochi giorni fa il rapporto di Transparency Internationale, di cui meno si parla e meglio è, dice esattamente il contrario. L’Italia è  scivolata di due posti finendo al 69mo posto tra i paesi più corrotti al Mondo, preceduta dal Ghana. Un primato della vergogna a cui pochissimi danno il giusto peso. Nel frattempo oggi si sciopera e lunedì prossimo si replica contro una manovra per niente equilibrata come volevano farci credere.
Intanto Pierluigi Bersani mette le mani avanti e parla già di possibili alleanze elettorali tra progressisti e moderati, di confronti necessari tra forze politiche, mentre Nichi Vendola sottolinea l’esigenza di modificare il pacchetto anti-crisi del governo e chiede una patrimoniale una tantum. Richieste che Monti rigetterà al mittente.
Insomma l’opposizione,quel poco romasto,  vale il “due di picche”. Il resto è storia da dimenticare.

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