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Timida apertura della Fornero. Senza proposte politiche la patrimoniale resta un tabù

ROMA – Ed ecco spuntare il cuore del ministro Fornero, sicuramente la meno “robotizzata” dell’Esecutivo Monti. Si prospetta una mini patrimoniale con l’applicazione di una misura del 25% sulle pensioni sopra i 200mila euro.

Bè, in tutta sincerità, pur valutandola come incoraggiante, questo è un provvedimento che sarebbe già dovuto essere preso; ma verrebbe da chiedersi il motivo per il quale non si vuol ricorrere ad una vera patrimoniale sui redditi alti, quelli da 1 milione di euro. I mega redditi, che poi sono quelli che detengono il 50% della ricchezza italiana (e sono il 10% del totale delle famiglie italiane). Bene, se si chiede un sacrificio è giusto chiederlo a chi può sostenerlo e non diversamente. Ormai è un ritornello, ma ne siamo coscienti: è la sola misura equa che potrebbe essere proposta per evitare le lacrime del 90% dei Cittadini italiani. 

 

Quale potrebbe essere il motivo per il quale non si vuole aggredire questi mega redditi? Probabilmente per avere la loro disponibilità all’investimento. Il risultato comunque non cambia. I grossi capitali non possono essere tenuti fermi, resi indisponibili per un riequilibrio di una situazione che non può pesare ancora una volta sulle spalle di pensionati e lavoratori dipendenti. Ogni volta che si cerca di intaccare qualcosa di “privilegiato” si trova il muro di Berlino; tanto che si scomodano pure termini come possibile “incostituzionalità”. E’ forse “costituzionale” far gravare il peso della manovra sui lavoratori che percepiscono i salari più bassi d’Europa?  Certo, visto che bisogna tutelare gli stipendi e i benefit dorati dei parlamentari!   E’ costituzionale caricare il peso di questa finanziaria su quelle stesse persone che da un giorno all’altro si ritrovano sbattuti fuori di casa perché non ce la fanno più a pagare l’affitto?  Nella costruzione di questa manovra non ci risulta che ci sia traccia o una minima attenzione verso queste situazioni, che guarda caso investono milioni di persone e di famiglie che nel giro di poco tempo si trovano in stato di difficoltà tale da spingerle verso quella che è stata definita giustamente come “morosità incolpevole”.  E’ il termometro che indica la situazione in cui versano milioni di persone; è la ragione per la quale da più parti, sindacati, Cittadini, partiti, chiedono a gran voce l’adozione di misure eque che colpiscano chi finora non ha pagato o lo ha fatto in proporzione minore a quanto avrebbe dovuto. Già, ma l’abbattimento di altri privilegi invece gode sempre di una corsia preferenziale!

In questi giorni l’Inps sta inviando lettere ai pensionati (come se questa non fosse una spesa!) in cui si “invita” gli stessi all’apertura di un conto corrente bancario!  Tutto fa pensare che certe disposizioni siano già state fatte proprie e ritenute come già “approvate” senza la necessaria approvazione in sede  parlamentare. Il timore che la finanza si sia ormai sostituita alla politica, ai partiti legittimamente indicati dal Cittadino, è ormai più che una realtà.  Il clima che si sta costruendo è la risultante (e non sia scambiato per una contraddizione) di un lavoro politico fatto in sordina da quei partiti che vorrebbero trarne vantaggio in vista delle prossime elezioni.  Il vero termometro è invece dato da ciò che pensa l’uomo della strada, e non dagli “pseudo sondaggi” (commissionati per convincere l’opinione pubblica) che attribuiscono a Monti un indice di consenso del 58%.  Vorremo davvero conoscere come è stata costruita questa percentuale, visto che ogni giorno parte un treno carico di interrogativi, di proteste, di rifiuti e di critiche!  Bè, non ci vuole poi molto a capire l’origine di questi dati, frutto di una costante “vicinanza” con particolari settori politici. Del resto la non neutralità dell’informazione del Nostro paese è divenuta proverbiale.

 

Così come ci è impossibile parlare di quello che mette in campo questo governo senza chiederci cosa pensano e cosa facciano in realtà quelle forze politiche che hanno favorito e incoraggiato la Sua ascesa.  Bisognerebbe addentrarsi in quelle che sono le dinamiche interne ai partiti e capiremo sicuramente. La geografia politica è in fase di mutamento profondo; e che questo mutamento sia, di fatto, Monti ad accelerarlo (con il plauso degli stessi partiti che lo sostengono) è un dato ineludibile. C’è chi ha puntato molto su questo e la fotografia di quanto sta accadendo è stata perfettamente scattata da chi vive da vicino queste dinamiche. Ad esprimersi criticando la manovra, con toni però “misurati” nei confronti del suo principale alleato, è lo stesso Vendola, presidente di Sel e governatore della Puglia, che in cuor suo non può trattenere un certo “sconforto” nel vedere le contraddizioni scaturite dalla poca incisività di un Pd ancora e sempre in mano ai “vecchi colonnelli”: “Il radicalismo liberal-liberista di Veltroni è un’ipotesi di subalternità totale alla destra e ripropone tutti i miti sconfitti della sinistra che fugge dai luoghi di lavoro e cerca di reclutare i Marchionne come oracoli della modernità”.   Ecco dunque svelato l’arcano. Alle piazze piene, al malcontento diffuso, alla sfiducia imperante, fa da contraltare una sterile incisività della sinistra parlamentare. Il tutto a beneficio di quelle forze del centrodestra che aspettano solo il momento migliore per rialzare la testa e lanciare il fendente.

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