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“Casing the Colors”. Gli USA lasciano l’Iraq

ROMA – Il segretario della Difesa Leon E. Panetta annuncia la conclusione ufficiale della missione USA in Iraq, così come stabilito nel 2008 da un accordo tra Washington e Baghdad, dopo 9 anni di presenza sul territorio iracheno e con contingenti militari fino a 170.000 unità. Gli ultimi 4000 soldati americani ancora nel Paese partiranno entro il 31 dicembre.

Personale militare e del Pentagono rimarrà comunque di supporto all’Ambasciata America e “all’Ufficio di Cooperazione per la Sicurezza” (Office of Security Cooperation-Iraq OSC-I) per la vendita delle attrezzature militari con relativo training al paese ospite. Le negoziazioni del disimpegno delle truppe potrebbero comunque essere riviste già dal prossimo anno, infatti si sospetta che presto gli “aiuti” Usa torneranno per “coadiuvare la protezione” nei trasporti di cibo, carburante ma anche per proteggere le piattaforme di petrolio nel golfo persico.

La campagna in Iraq era stata lanciata dall’amministrazione Bush nel 2003, sulla base della certezza che il regime di Baghdad fosse in possesso di armi di distruzione di massa e che fosse alleato di Al-Qaeda contro gli Stati Uniti D’America. L’assenza di arsenali di armi non convenzionali portarono l’umiliato governo e l’intelligence americani a riclassificare la guerra come missione per “portare democrazia nel Medio Oriente”.
Il capo del Pentagono continua il suo discorso affermando che il costo della missione è stato alto, considerando lo spargimento di sangue e il denaro impiegato. Durante il conflitto sono morti circa 4,500 soldati e più di 100mila civili. Altri numeri meno noti e bisbigliati dalla stampa e dai mass-media USA, raccontano di dossier secretati dal governo secondo i quali  al 2005 si erano suicidati 6.256 militari reduci dall’Iraq e dall’Afghanistan, superando in un solo anno tutti i caduti nelle due guerre in corso (CBS 2007).

Vite non perse in vano – conclude però Panetta –  ma che sono servite alla costruzione di un Iraq Stato stabile, Sovrano e Indipendente.
Il suono della cerimonia “Ammainabandiera” nell’aeroporto di Baghdad è quello di una tromba incerta (così lo definisce il New York Times). “Gli americani lasciano un Iraq ancora in preda a violenze politiche e interconfessionali, con attentati mortali quotidiani.” Lasciano una democrazia incerta e sopratutto lasciano il mondo diffidente nei confronti del loro superpotere.

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