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Cina. Giovane tibetano massacrato a botte dalla Polizia

SHANGHAI  – Un ventenne tibetano è stato picchiato a morte dalla polizia cinese per ragioni ancora ignote, mentre in moto a Labrang andava a trovare un suo parente nel monastero Tashikyil. Lo riferisce oggi l’International Campaign for Tibet anche se i fatti si sono consumati qualche giorno fa.

Chonjor, questo il nome del giovane, lo scorso 9 dicembre viaggiava dal suo villaggio di Achok a Labrang, nella prefettura autonoma tibetana della provincia del Gansu (Amdo per i tibetani), quando agenti di polizia l’hanno fermato. Non si sa per quale motivo, ma gli agenti l’hanno immediatamente portato in una caserma dell’esercito, dalla quale è uscito morto. Sia la famiglia che lo zio monaco, insieme ad altri confratelli, hanno protestato con forza con le autorità, che hanno così deciso di offrire una ricompensa ai familiari della vittima di oltre 100.000 euro, senza però offrire spiegazioni nè sulla dinamica nè sulle circostanze della morte del giovane. Secondo fonti tibetane in esilio, il giovane ha patito forti torture mentre era in detenzione. Mai è stata offerta una ricompensa così alta per un simile incidente e secondo fonti tibetane, questo significa che le autorità cinesi hanno ammesso la colpa. La morte del giovane arriva in un momento nel quale l’area della provincia di Amdo, e il monastero di Labrang Tashikyil in particolare, sono sotto stretta sorveglianza da parte della polizia, a seguito delle proteste anti occupazione, sfociate nelle immolazioni di tibetani. Il monaci di Labrang Tashikyil sono quelli che nel 2008 guidarono una pacifica dimostrazione contro le autorità cinesi: per ritorsione agenti e militari distrussero gran parte degli arredi e delle stanze del monastero. Due monaci di Labrang Tashikyil sono morti dopo aver subito torture: erano accusati, insieme ad alti 13 monaci, di aver protestato dinanzi a giornalisti stranieri dopo le manifestazioni dell’aprile 2008.

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