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MESSINA – Sembra stringersi il cerchio attorno al quarto latitante più ricercato al mondo, ovvero Matteo Messina Denaro, detto anche “Diabolik”, considerato  al vertice della cupola mafiosa di “Cosa nostra” .

Questa mattina i Carabinieri di Trapani e del Ros in un’operazione scattata all’alba hanno arrestato 11 persone, ritenute esponenti della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara (Trapani), una delle ultime raccaforti del ricercato numero uno. In manette è finito anche il sindaco di Campobello, Ciro Caravà, in carica dal 2006. Sono tutti accusati di associazione mafiosa.

Un bel colpo per il clan di Messina Denaro che dal 1993, anno in cui iniziò la sua latitanza, è imprendibile. Eppure c’è chi ritiene che dalla sua città non si sia mai spostato, tant’è che alcuni pentiti hanno riferito agli inquirenti che avrebbe assistito  perfino ad una partita di calcio lo scorso anno allo stadio Renzo Barbera, dove giocava la sua squadra del cuore, il Palermo contro la Sampdoria.

Al centro delle indagini, avviate nel 2006 sotto la direzione della procura distrettuale antimafia di Palermo, c’è  quello che è considerato uno dei sodalizi più vicini a Messina Denaro, capo indiscusso della mafia trapanese e  punto di riferimento per l’intera struttura di Cosa Nostra. Secondo gli investigatori, la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, storicamente tra le più attive del mandamento di Castelvetrano, avrebbe mantenuto uno stretto collegamento con il  boss dei boss  e, «attraverso un pervasivo controllo del territorio», sarebbe riuscita ad «infiltrare progressivamente le attività imprenditoriali ed economiche dell’area». Le 11 persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Palermo, tutte ritenute affiliate alla  famiglia, sono accusate a vario titolo di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni.

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