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Roma. Salviamo il Teatro delle emozioni

ROMA – Il consueto violento temporale allaga per la prima volta il Teatro Delle Emozioni di Roma che ha sede in via Tor Caldara 23 (Arco di Travertino- Colli Albani) di proprietà della Parrocchia San Gaspare del Bufalo e affidato all’ organizzazione dell’ Associazione “Le Muse in Scena” nella notte del 18 settembre subisce il primo allagamento; il 20 ottobre arriva ancora più violento il secondo e infine la notte del 12 dicembre 2011 si accentuano i danni.

L’acqua scende dalle scale e risale anche dalle vie di scarico dai due opposti ingressi e ahimé anche dai bagni di allagando il teatro da pochi centimetri a 20- 25 centimetri nei punti più bassi. Il pericolo si presenta sempre con la pioggia che comunque viene scaricata dalle condotte della struttura ecclesiale. E sufficiente un temporale poco più violento che i tombini della strada, riversano l’acqua nelle scale del teatro attestato sotto il livello della strada. Va detto che la strada non ha manutenzione da mesi e quindi il pericolo di altri allagamenti è sempre presente.

Unica speranza, dichiara Enzo Fasoli direttore dell’associazione Le Muse in Scena e del Teatro,  che il Comune faccia la sua parte sia nella pulizia della strada delle strutture fognarie di Via Tor Caldara e vie adiacenti per evitare simili gravità. Per ora in queste tre appuntamenti, continua Fasoli, siamo stati fortunati dato che i temporali particolarmente  violenti sono avvenuti nelle ore notturne ma, che sarebbe accaduto se gli allagamenti fossero avvenuti nelle durante gli spettacoli? Il teatro è un luogo d’incontro per le scuole con particolare attenzione per i bambini dalle materne ed elementari, per i vari momenti di aggregazione serale. Davvero non saprei immaginare se in tali momenti scattasse il senso della paura delle persone che davanti alla acqua, anche se di pochi centimetri, si fanno prendere dal panico? Sebbene, ne la parrocchia, ne io non saremmo responsabili davanti alla negligenza pubblica, io mi sentirei umanamente colpevole di non aver gridato la superficialità delle istituzioni e del personale pubblico preposto ai servizi della città.
Vogliamo parlare anche dei danni subìti? Il pavimento dell’ingresso sarà da rifare perché le tavole di legno si sono imbarcate, la quasi totalità dei 500 libri della nostra biblioteca di scambio gratuito con testi di teatro anche di pregio sono andati completamente perduti. Dal magazzino, nei tre eventi, abbiamo trovato danni a materiale tecnico, costumi e 20 paia di scarpe e scene che erano disponibili per compagnie e non ultime quelle di un nuovo spettacolo interattivo per i bambini che doveva debuttare a giorni.  Scene e costumi da praticamente in parte da recuperare o rifare completamente. Quantificare non sempre è facile quando ti hanno mandato in rovina, oltre al danno materiale, quello affettivo e la fatica di anni che non è mai quantificabile, siamo praticamente ad un calcolo approssimativo di 20.000-25.000 euro.

In più occasioni ci siamo rivolti a personale dell’AMA che percorreva la Via Tor Caldara e/o preposto ai servizi di strada, abbiamo telefonato al 060606, ai vigili del fuoco, per informare le varie situazioni, al municipio IX, mi chiedo se queste persone si limitano esclusivamente ad eseguire il proprio lavoro con troppa superficialità e negligenza o se davanti a particolari potenziali situazioni non debbano da soli informare le strutture preposte al miglior funzionamento della struttura pubblica patrimonio dell’intera popolazione della città. Un posto di lavoro pubblico non è semplicemente la soluzione per uno stipendio assicurato ma un servizio che permetta di migliorare la qualità della vita di tutti anche nelle piccole precauzioni.

Mi rivolgo a tutte quelle persone che hanno delle responsabilità pubbliche e politiche affinché si possa trovare il modo di ritrovare la responsabilità e il rispetto per la collettività della città Roma Capitale dal Campidoglio alla più estreme periferie.
Forse vi chiederete perché informarvi a distanza di giorni dall’evento? Abbiamo lavorato per oltre 12 ore per due giorni per togliere acqua e rendere funzionale il teatro, e poi anche per aver, come si dice in questi casi, “sbollito” il nervosismo accumulato.

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