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Fisco. I furbetti di Cortina con auto di lusso. Sulla carta erano dei poveracci

CORTINA D’AMPEZZO (BELLUNO) – In paesi un po’ più civili dell’Italia come la Danimarca o la Finlandia non servono gli  uomini della Guardia di Finanza per stanare potenziali evasori. Infatti esistono due motivi validi per evitare di farla franca con il fisco. Il primo è che se sgarri finisci davvero nei guai, mica scherzi come nel nostro Paese.

La seconda è che devi guardarti bene soprattutto dai vicini di casa, perchè se provi a fare il “furbettino del quartierino”, com’è emerso dai recenti controlli a Cortina D’Ampezzo, sono gli stessi compaesani a denunciarti. Invece in Italia succede l’esatto contrario e spesso chi evade e magari ostenta sfacciatamente la sua fortuna al volante di una fuoriserie  di lusso è  uno che sa il fatto suo e che magari si è fatto da solo.

Per fortuna ogni tanto qualche controllino arriva come un fulmine a ciel sereno e qualcuno cade nella rete delle Fiamme Gialle. Proprio come è successo nella famosa cittadina nel bellunese, da sempre meta dei Vip e di chi vuole apparire. A Cortina di dichiarazioni dei redditi ne hanno controllate parecchie, tanto da scoprire che  133 auto di lusso su 251 erano intestate a persone fisiche, ma 42 appartengono a cittadini che fanno fatica a  sbarcare il lunario, avendo dichiarato 30.000 euro lordi di reddito. Altre 16 auto sono intestate a contribuenti che hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi. Gli altri 118 superbolidi – riferisce a l’Agenzia delle Entrate del Veneto – sono intestati a società che sia nel 2009 sia nel 2010 hanno dichiarato in 19 casi di essere in perdita, mentre in 37 casi hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi.  L’operazione – spiega l’Agenzia – fa parte della normale attività di presidio del territorio di competenza dell’Agenzia delle Entrate, svolta non solo in Veneto ma su tutto il territorio nazionale. L’esperienza e la professionalità dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate è tale per cui il controllo è stato effettuato con il minimo intralcio allo svolgimento dell’attività commerciale, evidenziato anche dagli episodi nei quali i funzionari sono stati addirittura scambiati per commessi dalla clientela.
Da non crederci. E non finisce qui.  L’operazione messa in campo a Cortina lo scorso 30 dicembre, che ha portato risultati e informazioni utili per il recupero dell’evasione, ha impegnato 80 agenti per effettuare i controlli in soli 35 esercizi commerciali, su un totale di quasi 1.000 presenti nella località turistica delle Dolomiti.

Gli incassi degli esercizi commerciali come alberghi, bar, ristoranti, gioiellerie, boutique, farmacie, saloni di bellezza,  nel giorno dei controlli –  riferisce l’Agenzia delle Entrate –  sono lievitati rispetto sia al giorno precedente sia allo stesso periodo del 2010. In particolare, i ristoranti hanno registrato incrementi negli incassi fino al 300% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+ 110% rispetto al giorno prima), i commercianti di beni di lusso fino al 400% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+106% rispetto al giorno prima), i bar fino al 40% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+104% rispetto al giorno prima). Non sono mancati singoli episodi particolarmente significativi: un commerciante deteneva beni di lusso in conto vendita per più di 1,6 milioni di euro, senza alcun documento fiscale. Insomma altro che lotta all’evasione come ventilava il Cavaliere e auspica il neo governo. E quello di Cortina rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben radicato nella nostra penisola.

I controlli però hanno sollevato alcune critiche. In prima fila quelle del sindaco di Cortina Andrea Franceschi: “I controlli e la lotta all’evasione sono sacrosanti, ma pensiamo ci voglia più rispetto per la gente che lavora e che dà lavoro”. E poi il sindaco precisa di non capire il motivo per cui siano stati impiegati 80 ispettori sul posto per scoprire che 133 auto di grossa cilindrata intestate a persone fisiche appartenevano a contribuenti che dichiarano pochissimo: “sarebbe bastato un semplice controllo incrociato dei dati già in possesso dell’Agenzia, fatto direttamente dall’ufficio, senza mettere in scena uno spettacolo hollywoodiano che ha dato la sensazione di vivere in un vero e proprio stato di polizia”.

Non entriamo nel merito, ma bisogna ritornare al concetto del Paese in cui si vive. Fossimo stati nel nord Europa non sarebbe successo. I furbetti non sono graditi nei paesi civili.

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