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Il Sudan sconvolto dai massacri interetnici

ROMA – Il neonato Stato Africano del Sud Sudan (indipendente dal 9 luglio 2011) è nel caos. Secondo il capo dell’amministrazione di Pibor sarebbe in atto un vero massacro interetnico.

Almeno 50’000 sud sudanesi sono scappati dai loro villaggi in seguito ai sanguinosi episodi di violenza. In pochi giorni la conta delle vittime sarebbe arrivata a 3.000, di cui la maggioranza (più di 2.000) donne e bambini, il bilancio è ancora provvisorio e destinato a salire.
La scorsa settimana 6.000 giovani armati della tribù Lou Nuer (gruppo entnico nilotico di allevatori) hanno compiuto una spedizione nella regione del Jonglei contro i Murle (etnia di allevatori anch’essa residente in maniera stabile nella zona di Pibor dagli anni ’30), accusati di furti di bestiame, uccidendo e bruciando capanne, si ha notizia che abbiano anche saccheggiato un ospedale di Medici senza frontiere (Msf). Le violenze sono proseguite anche dopo l’arrivo dell’esercito sudanese.

Le Nazioni Unite hanno annunciato da poche ore l’avvio di una massiccia operazione umanitaria di emergenza proprio per i fatti di Pibor, per fornire un’assistenza «immediata ed adeguata» alle comunità colpite dall’esplosione di violenza. L’Onu conferma la stima di 50mila persone colpite, presumibilmente rimaste senza casa, acqua e cibo. Tutte le maggiori organizzazioni umanitarie, dal PAM, all’Unicef, Oim e Ocha, si stanno attivando per portare aiuti.
Era inoltre programmata per domani la visita all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), Antonio Guterres, a Giuba capitale della nazione giovane africana,  per monitorare da vicino le operazioni di assistenza dei rifugiati provenienti dai disordini in corso negli stati di Kordofan Meridionale e Blue Nile, che hanno causato la fuga di 75.000 persone oltre frontiera del Sud Sudan. Il paese è quindi in una situazione di estremo sconvolgimento e con scarsissime capacità di fornire beni di prima necessità.  

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