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Sostanze altamente tossiche disperse in mare: Livorno all’oscuro dell’accaduto per giorni

ROMA – Italia paese dei misteri o dell’indifferenza? Cresce l’allarme (e la rabbia) per il pericolo ambientale che pende come una spada di Damocle al largo delle coste Livornesi dopo la perdita in mare di decine di bidoni contenenti ossidi di cobalto e molibdeno.

L’episodio è ormai (purtroppo!) datato. La cronaca ci consegna la dinamica dell’accaduto fissandolo al 17 dicembre dello scorso anno. Il cargo “Venezia”, ro-ro appartenente alla compagnia Grimaldi Lines, “perde” in mare 198 fusti metallici di questo materiale altamente tossico. Posizione stimata, 35 miglia al largo della costa di Livorno, più precisamente a nord dell’Isola di Gorgona.
La pericolosità di queste sostanze va ben oltre il danno all’ambiente, visto che potrebbe raggiungere l’uomo provocando danni alla salute con conseguenze estreme.
Purtroppo non si può parlare dell’episodio soltanto in chiave descrittiva o sotto forma di cronaca, e lo dimostra la miriade di dubbi e di interrogativi che sono stati sollevati, a giusta ragione, da molte parti. La Città non è stata resa partecipe dell’accaduto per giorni, e questo è già il primo fatto inquietante. A sollevare il problema sono state proprio alcune forze politiche che sono riuscite, prima attraverso la stampa locale, e poi con interpellanze a livello amministrativo, a far emergere la delicatissima questione.

Per dovere di cronaca non possiamo sorvolare sul fatto che l’area geografica è già stata oggetto in passato di episodi ambigui come quello avvenuto nel 1999 che ancora oggi non ha ricevuto la dovuta spiegazione.
Ma torniamo al presente. La scheda tecnica e tossicologica del prodotto è chiara, ed oltre a giustificare il grado di allarme, legittima la presenza dei dubbi riguardo ad un episodio che non può essere liquidato con superficialità. Nel capitolo “manipolazione e stoccaggio” si leggono normative severe, di quelle riservate ai materiali annoverati tra quelli maggiormente tossici.
Ci chiediamo se durante la giornata del 17 dicembre la navigazione fosse consigliata per un cargo che trasportava un tipo di materiale del genere! Quali provvedimenti erano stati adottati da parte del Comandante del cargo affinché non accadesse una cosa del genere? Per finire con l’inquietante interrogativo: “..e se la nave fosse stata troppo pesante per quel “tipo di mare”?

Ahimè, gli interrogativi non si esauriscono qui. La stessa Amministrazione comunale, attraverso il sindaco Alessandro Cosimi, ha mostrato preoccupazione accompagnata alla volontà di fare chiarezza sull’accaduto, non senza  puntare l’indice sul fatto che la Stessa Amministrazione è stata informata dei fatti soltanto attraverso una nota dell’Asl giunta il giorno 29 dicembre, ben 12 giorni dopo quel famigerato giorno di “tempesta tossica”!  
Una Città al buio, dunque; all’oscuro dei fatti, che però in qualche modo sono arrivati sul banco di alcuni Consiglieri comunali che prontamente hanno sollevato il problema. Ad oggi si registrano interpellanze depositate presso il Comune di Livorno (Lamberto Giannini, Sel, e Tiziana Bartimmo, PrC) che presumibilmente verranno discusse nel primo Consiglio comunale utile. La stessa cosa è avvenuta per il Consiglio Provinciale e per quello Regionale, dove Silvio Lami e Monica Sgherri, rispettivamente capigruppo di Provincia e Regione per FdS-Rifondazione Comunista, hanno messo nero su bianco le dovute istanze per l’apertura di una discussione che porti in tempi brevi ad un chiarimento dell’accaduto.

Perché al tavolo tecnico riunitosi negli Uffici della Prefettura di Livorno il 30 dicembre, non è stata chiamata a partecipare la stessa Amministrazione comunale?  Per non parlare della Grimaldi, società armatrice del cargo Venezia, che si è decisa a ricorrere ad una ditta specializzata nel recupero di materiali tossici sui fondali marini, soltanto dopo 20 giorni dall’accaduto! Reticenza, paura, distrazione??
Come possiamo chiamare questa sequenza di episodi? Che valenza può venir data a comportamenti che lasciano intravedere incuria e superficialità verso una Città che aveva il diritto di sapere cosa era accaduto? La vicenda è ormai di dominio pubblico e ripresa dai maggiori giornali del paese, e proprio attraverso la lettura di questi si viene a conoscenza di strane dinamiche denunciate dagli stessi pescatori della Zona.  Il tratto di mare al largo della città Labronica sembra essere “popolato” da una sorta di “oggetti non ben identificati”, spesso rintracciabili, a detta di questi pescatori, attraverso le reti da pesca con le quali si guadagnano da vivere.
Si parla di bidoni contenenti materiali “sconosciuti” ed altro…  

Non ci eravamo sbagliati quando in apertura abbiamo fatto riferimento alle tante, troppe domande, che attraverso questo nuovo episodio si stanno accumulando. Livorno è una Città che per tradizione non sta a guardare. Associazioni, forze politiche e gruppi di “semplici” Cittadini, sono sfociate nell’organizzazione di una manifestazione indetta per Domenica 8 gennaio. Una manifestazione che a quanto è dato sapere non vuole avere solo il carattere di “semplice” protesta, ma bensì quella di rivendicare chiarezza, trasparenza e un’inversione di tendenza che restituisca il pieno coinvolgimento alla stessa Cittadinanza. Si pone quindi anche la questione di un necessario approfondimento sullo stato dei fondali marini e delle coste livornesi. La realtà dei fatti ci consegna un quadro non certo edificante, non certo frutto di invenzioni o illazioni. E’ il momento di fare chiarezza. Quaranta tonnellate di materiale tossico disperso in mare non può, e non deve, passare inosservato. Su questo non possono esserci dubbi. Il richiamo degli Organizzatori della manifestazione di domenica 8 gennaio sottolinea la volontà di una Città che vuole conoscere la verità, ora e sempre.

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