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Alcoa. Il colosso dell’alluminio chiude lo stabilimento di Portovesme in Sardegna

CAGLIARI – Il colosso dell’alluminio Alcoa ha annunciato la riduzione delle capacità produttive  se non addirittura  la completa  fermata delle attività in tre stabilimenti in Europa: uno è  proprio in Italia, a Portovesme, nel sud ovest della Sardegna, gli altri due in Spagna, a La Coruna e Aviles.

 

 

L’obiettivo, spiega la multinazionale Usa, è di completare il piano entro la prima metà del 2012. La ristrutturazione punta a ridurre la capacità totale di produzione di alluminio primario del 12%, ovvero di 531.000 tonnellate.

 

L’azienda sostiene che gli stabilimenti in Sardegna e Spagna siano tra i siti con i più alti costi nell’ambito del sistema Alcoa  e che generino eccessive perdite, per cui per ridare stimolo ai prezzi dell’alluminio e per ridurre i suoi costi il presidente e ceo del gruppo Klaus Kleinfield ha presentato un piano di riduzione di 531.000 tonnellate di produzione.  “Nello scenario economico odierno in rapida evoluzione globale, è tassativo dare velocemente risposte per mantenere la competitività”, spiega Chris Ayers, Alcoa Executive Vice President and President, Alcoa Global Primary Products. “Questa decisione è stata presa dopo analisi approfondite di tutte le possibili alternative. Siamo impegnati nel trovare soluzioni che minimizzino l’impatto sulle comunità locali e sui lavoratori”. Alcoa inizierà immediatamente le consultazioni con i rappresentanti sindacali e le Istituzioni governative. Il numero di posti di lavoro coinvolti non sarà definito finchè le consultazioni non saranno completate. Attualmente i dipendenti dei tre stabilimenti sono circa 1.500. Le riduzioni delle capacità produttive e le fermate, si legge nella nota, “contribuiranno all’obiettivo a lungo termine di Alcoa di migliorare di 10 punti percentuali la sua posizione nella curva dei costi di produzione dell’alluminio a livello mondiale. Oltre alle chiusure e alle riduzioni, Alcoa accelererà fortemente il piano di azioni per ridurre il costo delle materie prime impiegate nel suo business dei prodotti primari e modificherà la capacità di tutto il suo sistema di raffinazione globale per rispondere alla domanda interna e alle condizioni dominanti di mercato”.

 

Questa decisione come sottolineato oggi dal segretario nazionale della Fim – Cisl, Marco Bentivogli e da Sandro Pasotti, coordinatore nazionale Fim,  rischia di rappresentare l’innesco di una  ennesima bomba sociale, soprattuto nel territorio sardo già ampiamente gravato da pesanti problemi ma  più in generale anche nel territorio italiano. Ecco infatti che stanno venendo man mano al pettine i nodi delle numerose crisi industriali aperte. Per tale motivo la volontà di Alcoa deve essere discussa ma anche e soprattutto fortemente contrastata. Si tratta della perdita di circa mille posti di lavoro. La questione risulta dunque di grave rilevanza e merita una immediata iniziativa da parte dei vertici governativi. Si sta parlando infatti di una delle province più povere d’Italia per cui il dramma economico e sociale che ne deriverebbe, in un momento così difficile, sarebbe davvero intollerabile e ingestibile fino a rischiare di produrre problemi di ordine pubblico difficilmente gestibili. Una soluzione positiva di questa vertenza sarebbe quindi di vitale importanza per il Sulcis-Iglesiente ma anche per l’intera Sardegna.

 

Nel frattempo  la Regione Sardegna si sta mobilitando per scongiurare la chiusura dello stabilmento. “Stiamo seguendo la vicenda con la massima attenzione – ha oggi affermato  il governatore Ugo Cappellacci – e, mentre sono in corso gli approfondimenti che il caso richiede, abbiamo già avviato le necessarie interlocuzioni con il Governo per seguire direttamente gli sviluppi della vertenza con l’azienda”. La notizia del blocco della produzione nel Sulcis è stata appresa “con rammarico, preoccupazione e disappunto”, sottolinea l’assessore dell’Industria Alessandra Zedda. “La Regione – assicura il presidente Cappellacci – affronterà al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie questa vertenza fondamentale non solo per il Sulcis-Iglesiente, ma per tutta l’Isola e, considerata la valenza strategica del settore dell’alluminio, per l’Italia e l’Europa”.

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