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Liberismo o statalismo? La “via di mezzo” di Monti ancora non convince

ROMA – Nessuna voglia ne ambizione di sostituirsi ai maghi della finanza e dell’economia, ma la situazione italiana non ci convince e ci spaventa. Parliamo soprattutto di quella cornice che non è avulsa da un quadro complessivo dentro al quale il mondo del lavoro dovrebbe recitare una parte determinante.

Monti ha perentoriamente sottolineato che le questioni inerenti l’economia sono solo ed esclusivamente appannaggio del suo Esecutivo. Parlerà e dialogherà con i sindacati solo su temi specifici. Come dire che il lavoro non ha niente a che fare con il quadro economico. La pensiamo proprio all’opposto dell’ex Rettore della Bocconi.  Crediamo invece che sia proprio il lavoro a determinare o meno le sorti del futuro del paese. Il tema centrale continua a essere quello delle regole in “uscita”. Scontato il riferimento al potere di licenziamento e altro del genere. Materia che si interseca, ovviamente, con quanto l’articolo 18 afferma in tema di diritti e doveri del lavoratore.

Ma quello che ci sorprende ancora di più è l’assoluta mancanza di attenzione verso quel mondo del “non ancora lavoro”! Perché invece non parliamo mai del modo in cui è possibile “entrare” nel mondo del lavoro? Insomma, non sentiamo mai parlare della disoccupazione, di come porvi rimedio. Ci sono persone che attendono impotenti da anni un’occasione, una opportunità di poter lavorare. Oltre ai precari, ai disoccupati sostenuti (male) da ammortizzatori sociali inefficaci, vantiamo anche un gran numero di inoccupati socialmente non garantiti! Si ovvia a questo puntando a distribuire qualche “briciola” ai giovani, ghettizzandoli in forme di lavoro di fascia minore, con garanzie approssimative e salari miseri. Forse sarebbe auspicabile una maggior consapevolezza del disegno in atto. E’ avveniristico o fantasioso pensare ad un vero e proprio disegno tendente a “far fuori” dal circuito lavorativo (e vitale, quindi) intere generazioni? In particolare quelle degli over 40? La risposta è tra le righe. Roberto Petrini nel suo editoriale su La Repubblica, definisce Monti come il paladino della “solida economia sociale di mercato”. In pratica il Premier viene collocato tra quelli che sceglierebbero una “via di mezzo” tra il liberismo e lo statalismo. Per il momento vediamo una sua maggior propensione per il liberismo a tutto vantaggio del privato, e comunque non abbiamo ancora avuto un riscontro che faccia intravedere una riqualificazione del modello statale. Si parla solo ed esclusivamente di liberalizzazioni e di incentivi alle imprese; la manovra stessa lo dimostra avendo destinato un terzo dei suoi “proventi” all’imprenditoria.

Come si può essere così miopi? L’Italia è un paese potenzialmente ricco e dalle mille opportunità. Ci sono tantissime possibilità da mettere a frutto che provengono dalle stesse caratteristiche del Territorio, dalla sua genetica  “ricchezza”, dall’ambiente e da una cultura millenaria che ha permesso la formazione di intelligenze che non possiamo e  non dobbiamo disperdere facendole fuggire all’estero.  Chi, se non lo Stato, potrebbe gestire oculatamente ed al di sopra delle parti tutte queste dinamiche?  Lo statalismo dovrebbe essere quello strumento di garanzia per la corretta gestione delle opportunità da distribuire e collettivizzare. Cadere nell’accostamento fuorviante di modelli del passato (che sicuramente hanno mostrato i loro limiti soprattutto a causa di errori di gestione) sarebbe un vero e proprio suicidio.
Più volte è stato fatto notare che la manovra avrebbe dovuto destinare una parte consistente del “raccolto” alla ricostruzione di un sistema che non può e non deve affidarsi al solo capitale privato.

Stiamo assistendo ad un “pastrocchio” che mescola le carte in continuazione. Le contraddizioni si moltiplicano. Arrivano persino a corrodere il costume e le abitudini della Gente. Abbiamo una Televisione pubblica che pretende il pagamento di un canone che si va ad aggiungere ai proventi pubblicitari. Dall’altra parte quella privata che trasmette “ore” di pubblicità e “minuti” di vero “intrattenimento”. Il serafico Monti risponde, intervistato da Fabio Fazio, affermando che la priorità non era per Lui il riassetto delle televisioni ma fa intuire una certa qual propensione alla privatizzazione del servizio pubblico. Il caos è veramente grande. La cosa più sorprendente è l’assoluta mancanza di punti di riferimento. Rincarando la dose verrebbe da dire che il Cittadino non ha più alcun mezzo per difendersi. Basta vedere quello che sta accadendo in alcune regioni, dove malgrado la vittoria del Referendum sulla privatizzazione o meno dell’acqua, si lascia che questo servizio venga invece gestito da privati, con tanto di aumento delle tariffe del 3,9%!! (Puglia, ndr.). Visto che siamo in tempi di liberalizzazioni ci permettiamo di dire la nostra: la redistribuzione di risorse e ricchezze è in atto, ma della tanto decantata “equità” di Monti non si trovano tracce.
E come sempre, da tempo immemorabile, da questo “meccanismo” sono rimasti esclusi proprio coloro i quali avrebbero dovuto beneficiarne maggiormente.

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