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USA-Iran: equilibri sempre più incerti. Ahmadinejad provoca e cerca alleati

ROMA – Nel crescendo delle tensioni tra Iran e Stati Uniti d’America, ecco due nuovi fattori i che si aggiungono ad una situazione instabile legata ad equilibri incerti.  

Mentre da Teheran arriva la notizia della condanna a morte  di un ragazzo di 28 anni giudicato colpevole di spionaggio per conto della CIA, da Caracas in Venezuela giungono le dichiarazioni di Chavez che da il benvenuto ad Ahmadinejad in visita in Sud America e promette aiuti contro il comune nemico USA.
Procediamo con ordine.

Teheran
L’ex interprete militare Amir Mirzaei Hekmati, in possesso di doppia cittadinanza USA-IRAN (è cittadino statunitense nato in Arizona da genitori iraniani),  è stato catturato e condannato  dal Tribunale Rivoluzionario Iraniano. Non sono stati resi noti i dettagli della sua cattura (dove e quando). La sentenza di condanna recita: “per aver cooperato con un paese ostile e per spionaggio per conto della CIA”. Lo scorso dicembre sarebbe anche circolato un video in Iran, con una presunta confessione in cui Hekmati avrebbe ammesso di aver partecipato ad un addestramento negli Stati Uniti e di essere stato incaricato di infiltrasi nel sistema di intelligence del regime degli ayatollah. Secondo le autorità giudiziarie, l’iran-americano, nella sua confessione avrebbe anche riferito di essere legato alla CIA, precisando però che non aveva intenzione di recare danno all’Iran. Per fare appello ed evitare la condanna, l’ex interprete ha a disposizione solo 20 giorni, secondo le leggi iraniane.  

La CIA, il Dipartimento di Stato Usa (che ha chiesto il rilascio e il rimpatrio del giovane) e il padre di Amir (professore al Community College di Flint in Michigan), negano con forza ogni eventuale coinvolgimento dell’uomo con i servizi segreti americani. Secondo i genitori del condannato, la cattura sarebbe avvenuta mentre si recava a far visita alla nonna in Iran, di rientro dal Qatar dove lavorava per una Compagnia di Servizi “che serve i Marines”. Non avendo Stati Uniti ed Iran rapporti di diplomazia diretti, Washington ha chiesto la possibilità di far parlare il detenuto con due diplomatici Svizzeri.

Caracas
Per cercare di contrastare le sanzioni occidentali, Mahmoud Ahmadinejad è impegnato in un viaggio diplomatico per cercare alleati commerciali nei paesi latino americani a “regime di sinistra”.  Hugo Chavez in un discorso televisivo annuncia “Qualcuno dalla Casa Bianca ha detto che non è conveniente per nessun Paese avere rapporti con l’Iran, ciò mi ha fatto molto ridere … Non potete dominare il mondo. Dimenticatelo, dimenticatelo (Presidente Obama). Meglio se pensate ai vostri di problemi che sono molti … Noi siamo liberi – continua veemente il Presidente Venezuelano – non ci inginocchieremo mai più agli Yankee, mai più”.
Dal canto suo Barack Obama, la sera dell’ultimo dell’anno, ha promulgato la legge che rafforza le sanzioni contro l’Iran ed eventuali partner commerciali. Il commento di Washington sul viaggio del leader di Teheran è che “il viaggio programmato in Venezuela, Cuba, Nicaragua e Ecuador, dimostra come Ahmadinejad sia alla ricerca disperata di amici”

Rimane da vedere in che modo e se Chavez porterà avanti le sue promesse di aiutare l’Iran con denaro e carburante, nel caso in cui la minaccia iraniana di chiudere lo Stretto di Hormuz (snodo vitale per le esportazioni di greggio degli Stati del Golfo membri dell’Opec)  si realizzi. In passato, molte volte il venezuelano aveva minacciato di sospendere le esportazioni di petrolio agli Usa, ma mai nessuna delle sue eclatanti dichiarazioni si è compiuta sino ad oggi.

Punti di vista

L’Iran, che ribadisce ad ogni occasione la sua libertà di avere reattori nucleari per “produrre energia”,  si oppone con forza alle sanzioni USA che mirano alla sua capacità di vendere petrolio e alla stabilità della Banca Centrale Iraniana. Il Governo Iraniano, resta inoltre contrario, alla presenza della V flotta Usa nel Golfo Persico, malgrado le navi da guerra americane abbiano salvato recentemente 13 marinai iraniani ostaggio dei pirati somali da 45 giorni, tanto da ribadire che il transito dallo Stretto di Hormuz potrebbe costare l’affondamento ai vascelli americani.

L’accusa mossa dagli Stati Uniti, ma anche dall’Unione Europea, al paese mediorientale è nota: voler fabbricare la bomba atomica usando il pretesto di un programma nucleare con finalità civili.  Certo, l’aumento dell’arricchimento di uranio e il diniego di ricevere una commissione internazionale di ispettori, per verificare la natura degli impianti nucleari presenti su territorio iraniano, non è di buon auspicio per il raggiungimento di un equilibrio diplomatico.
D’altra parte, sarebbe auspicabile che a nessuno vengano in mente nuove e disastrose “missioni per la pace”.

Nelle ultime settimane si vanno moltiplicando le prese di posizione da ambo le parti in un preoccupante crescendo che rende difficile fare previsioni sugli accadimenti futuri. Il botta e risposta a colpi di avvertimenti intimidatori che Washington e Teheran si rimbalzano lasciano la comunità internazionale con il fiato sospeso. Il focus delle diplomazie e delle intelligence internazionali si concentrerà sulle prossime mosse che scaturiranno da questi nuovi avvenimenti.

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