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Aumentano rapine, omicidi e usura. ‘Roma Violenta’ anche per la Confersercenti

Roma più pericolosa di Napoli e Catania, città considerate ‘predà della criminalità organizzata. I dati di Confesercenti assegnano infatti questo triste primato alla Capitale. ‘Le mani della criminalità sulle imprese. XIII rapporto nazionale Sos impresa’, curato da Lino Busà e Bianca La Rocca, parla infatti di una Roma obiettivo di clan italiani e stranieri, vessata da usura e riciclaggio di denaro sporco.

Sono oltre 30 gli omicidi avvenuti per le strade della Capitale nel 2011. Di questi, due sono il risultato di tentativi di rapina a danno dei commercianti. Rispetto al 2010 le rapine sono infatti aumentate dell’11% e aumentano sensibilmente le aggressioni ai danni di quei commercianti che non possono permettersi vigilanza privata. Proprio la ‘vigilanza privatà è diventata uno strumento per imporre il pizzo. I commercianti che non vogliono o non possono installare sistemi di sicurezza spesso accettano, a metà prezzo, la ‘protezione’ delle bande criminali romane, che offrono servizi analoghi. Nel Lazio pagano il pizzo il 10% dei commercianti, pari a circa 6.000 persone. Le zone più colpite sono il litorale sud e la zona dei Castelli, l’Agro pontino e la zona di Cassino.

La criminalità a Roma esiste ed è evidente. Confesercenti la chiama ‘la Capitale dell’usura’, per sottolineare come sia un fenomeno radicato e antico. Stimarne il mercato è difficile, perché si tratta di un’attività fortemente sommersa. I dati del rapporto annuale di Sos impresa parlano di circa 28 mila commercianti laziali coinvolti in accordi con usurai, pari al 32%. “L’usura non è un settore esclusivamente legato a personalità criminali- commenta il presidente di Confesercenti, Marco Ventura- È così capillare la sua presenza nei territori in cui si radica che può essere espletata anche da persone ‘normali’, apparentemente non coinvolte nel giro d’affari illegale”.

E ancora, riciclaggio di denaro sporco, grazie alla presenza di appalti per grandi opere. Uno di quei settori in cui si incrociano molti interessi: di clan, di imprenditori e professionisti che tentano di evadere le tasse, criminali comuni che vogliono fare il salto di qualità. Attraverso negozi, ristoranti, centri commerciali è possibile ‘ripulire’ un’enorme mole di denaro. Secondo le indagini contenute nel rapporto ci sarebbe stata una spartizione fra clan, del controllo delle attività commerciali: al centro storico ci sarebbero i boss calabresi, mentre i centri commerciali periferici sarebbero sotto il controllo dei Casalesi.

La presenza della criminalità organizzata nella Capitale e nel Lazio è antica: l’inquinamento mafioso non riguarda solo prostituzione o spaccio di stupefacenti, ma si allargano a tangenti e estorsioni, al giro d’usura. Sul territorio capitolino agiscono storiche bande malavitose locali, frange agguerrite del clan Fasciani, ovvero gli eredi della Banda della Magliana, clan nomadi dei Casamonica (che detengono la gestione quasi totale dei parcheggi abusivi), i gruppi Spada e Di Silvio, più clan stranieri come quelli russi, cinesi, albanesi e nigeriani.

In tutto ciò, chi paga sono i cittadini, gli imprenditori e l’economia generale della regione e della Capitale. Scarse le denuncie, pochi gli atti di coraggio: “I pochi imprenditori che denunciano vengono lasciati solo dalla politica, dalle banche, anche da amici e familiari spesso. Perché in certi territori, non mi riferisco solo al sud, è più comodo pagare in silenzio. La denuncia deve diventare un fatto di massa- conclude Lino Busà, presidente di Sos Impresa- e fare delle persone che hanno questo coraggio degli eroi. È questo l’impegno su cui le organizzazioni si devono spendere”.

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