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Rifiuti. La Corte Europea condanna l’Italia per incapacità

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna l’Italia – Non costituisce un caso di “forza maggiore” l’incapacità dello Stato di assicurare la raccolta e l’eliminazione dei rifiuti

ROMA – “L’incapacità prolungata delle autorità italiane di assicurare il funzionamento regolare del servizio di raccolta, di trattamento e di eliminazione dei rifiuti ha colpito il diritto dei richiedenti, al rispetto della loro vita privata e del loro domicilio”, ha sentenziato in questo modo la Corte dei Diritti dell’Uomo con sede a Strasburgo.
La vicenda si legge sul sito della Corte, a rivolgersi al tribunale europeo, 18 persone che vivono e/o lavorano nel comune di Somma Vesuviana, la denuncia riguarda lo stato di emergenza (dall’11 febbraio 1994 al 31 dicembre 2009) in relazione alla raccolta dei rifiuti, trattamento e stoccaggio nella regione Campania, compreso un periodo di cinque mesi in cui i rifiuti venivano ammucchiati nelle strade. Secondo i ricorrenti il problema non risolto della gestione dei rifiuti rappresenta un pericolo per la salute e per la qualità della vita.
Anche se la sentenza è assai lieve (non è stato riconosciuto – perché non scientificamente accertabile – il danno alla salute) e si limita alla sola constatazione della violazione del loro diritto alla vita privata e familiare, che è da considerarsi di per sé una riparazione sufficiente del danno morale subìto, potrebbe però creare un precedente. Infatti quello che colpisce maggiormente, è che i giudici abbiano anche condannato il Governo Italiano per non aver dato ai richiedenti la possibilità di ricorrere in giustizia contro tale situazione. Non costituisce un caso di “forza maggiore” l’incapacità dello Stato di assicurare la raccolta e l’eliminazione dei rifiuti, come affermato dalle autorità italiane. In effetti fa sorridere (per non piangere), che in oltre 15 anni di emergenza spazzatura e con oltre 3,5 miliardi di euro incassati per risolvere il problema, lo Stato Italiano non sia mai riuscito a trovare una soluzione per la raccolta e il deposito della stessa.

Lo smaltimento dei rifiuti è certamente un tema di non semplice gestione e fonte di problemi economici, ambientali, sociali e sanitari, oltre che di preoccupazioni e tensioni nella popolazione che abita vicino agli impianti di trattamento. Ma l’acuzie raggiunta nel napoletano diventa l’ennesimo pessimo esempio di vivere all’italiana – cosche ecomafiose in affari con industrie che smaltiscono rifiuti illegalmente e politici corrotti – la vera condanna “morale” che arriva da Strasburgo, sembra essere più generale e legata all’incapacità tutta italiana di gestire la crisi ambientale e a imprenditori e cittadini di adeguarsi e rispettare le regole del vivere civile.

I punti focali di una politica assenata e di una giusta condotta di vita quotidiana da parte di tutti, in questo campo, dovrebbero essere:

  • 1 riduzione dell’uso di materiali;
  • 2 riduzione degli imballaggi;
  • 3 raccolta differenziata;
  • 4 riuso, riciclo e recupero energetico;
  • 5 controllo su discariche e termovalorizzatori.

La prima risposta politica arriva dal Sindaco di Napoli De Magistris: “Stiamo risolvendo i problemi e rischiamo di pagare multe per i disastri fatti da altri. E’ giusto che se qualcuno ha fatto qualcosa di sbagliato paghi, ma le fotografie che hanno portato alla procedura d’infrazione di Bruxelles non ci sono più, almeno a Napoli. Il nostro compito è superare i disastri, migliorare, convincere le autorità straniere che è cambiata la musica, ed evitare di prendere le multe. E’ quello che stiamo cercando di fare”.  Ci auguriamo che “migliorando” le Istituzioni, siano in grado prima o poi di prevenirli i disastri e a non far durare lo “stato di emergenza”  per una decade e oltre.

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