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Toscana. Fusti tossici a Gorgona

Legambiente: “Urgente recuperare tutto il carico e fare chiarezza sulla dinamica sospetta di un simile incidente”

ROMA – La verità sull’incidente, sul quale le autorità hanno inspiegabilmente taciuto per diversi giorni e la garanzia che si proceda rapidamente a recuperare e mettere in sicurezza l’enorme quantità di catalizzatori di ossidi di cobalto finita in mare e che potrebbe compromettere in modo molto grave l’ecosistema marino di tutto il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, il Santuraio Pelagos e anche la costa maremmana.

E’ quello che torna a chiedere a gran voce Legambiente, che all’inizio dell’anno ha lanciato l’allarme sul fortissimo rischio d’inquinamento causato dal carico di sostanze infiammabili contenute in catalizzatori (45 tonnellate, 224 fusti contenenti ciascuno 200 kg di monossido di cobalto e molibdeno) finite in mare al largo dell’Isola di  Gorgona a seguito di un incidente all’ecocargo “Venezia” della Grimaldi, il 17 dicembre scorso.
“A questo punto, oltre al completo recupero e alla relativa messa in sicurezza di tutto il materiale disperso – ha dichiarato Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente – diventa fondamentale anche escludere che eventuali sostanze tossiche possano entrare nella catena alimentare. Per questo è necessario informare in modo dettagliato i pescatori e le istituzioni dei comuni costieri sulle misure da adottare in caso di reperimento dei fusti, perché il fatto che contengano materiale infiammabile, lì rende molto pericolosi anche per l’incolumità delle persone”.

Legambiente Arcipelago Toscano aveva già chiesto, nei giorni scorsi, al ministero dell´Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare di impegnarsi fortemente nella ricerca e nella difficile azione di recupero dei fusti ma anche che fossero accertate le responsabilità di questa incredibile vicenda.
“Quello che non ci spieghiamo – ha aggiunto Umberto Mazzantini, portavoce di Legambiente Arcipelago Toscano – è il perché gli armatori abbiano deciso di far salpare una nave con un carico così pesante e pericoloso senza nessuna precauzione e con condizioni meteorologiche decisamente avverse. Ricordo che in quei giorni il mare era forza 9/10 e il vento di libeccio tirava fino a 120 chilometri all’ora. Su quelle motivazioni è urgente fare chiarezza perché tutta la dinamica di questa vicenda è piuttosto sospetta. Crediamo – conclude Mazzantini – che il Mediterraneo e la sua fauna abbiamo già pagato fin troppo la scelleratezza umana. Non è più tollerabile che ancora oggi avvengano simili incidenti”.

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