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Bocciati i referendum elettorali. Clima di incertezza e indifferenza. Di Pietro alza la voce

ROMA – La Consulta ha detto no. I referendum elettorali sono stati bocciati ed i quesiti ritenuti inammissibili. Rabbia e delusione nei comitati promotori, con Di Pietro che non riesce a nascondere il suo risentimento. Il bersaglio diventa soprattutto il presidente Napolitano, individuato come simbolo di un sistema politico che secondo Di Pietro beneficerebbe di questa decisione.

L’ex Pm di “mani pulite” è un passionale, e forse è comprensibile il suo atteggiamento, ma in questo momento e con questo clima politico questa decisione era probabilmente prevedibile. Il porcellum (detta anche legge “porcata” dalla definizione datagli dal suo stesso autore) sembra non essere gradita a molti ma nessuno ha fatto poi molto per “metterci le mani e rivisitarla”. Però il futuro politico è incerto; gli assetti che verranno fuori dal dopo Monti sono davvero poco prevedibili e la cautela degli stessi partiti si è così manifestata in una sorta di “pilatesca” indifferenza. Il Mattarellum, ovvero la legge elettorale precedente (denominata così dal Prof Sartori) sarebbe stata probabilmente una “via più accettabile” rispetto al “porcellum”, che tanti benefici ha consegnato al passato governo Berlusconi garantendogli l’indiscussa governabilità numerica. Resta il fatto che anche il Mattarellum è viziato da dinamiche che tendono a far fuori i piccoli partiti, limitando l’accesso in Parlamento ai partiti numericamente più piccoli. In sintesi, almeno per molti, si sarebbe compiuta la scelta tra il male minore.  

Se qualcuno si chiede quello che avverrà di questo “argomento”, dovrà forse attendere molto. La discussione camminerà di pari passo con i percorsi che le forze politiche decideranno di fare. In sostanza è per certi versi comprensibile l’ira di Di Pietro quando è riferita ad un sistema politico ingessato, interessato e poco attento ai voleri del Cittadino. Non possono venire ignorate 1 milione e 200mila firme. Men che meno ci resta difficile capire il motivo per il quale lo stesso Cittadino non possa riavvicinarsi alla politica portando in dote la propria identità ideale. La scelta di imporre un sistema maggioritario tra cui scegliere vizia la possibilità di esprimere il proprio volere, il proprio modo di intendere e vedere la vita collettiva. Le reazioni dei politici sono state simili ma dettate da diverse motivazioni. L’incoerenza però latita in quasi tutti. Tra le tante emergono tre posizioni. Quella di Berlusconi, che ritiene la “porcata” una buona legge ma”correggibile”!? Strano, se è buona perché correggerla? Forse perché siamo lontani dall’essere i protagonisti del gioco?

La seconda, quella dei seguaci dell’attendismo, che vorrebbero iniziare la discussione (dai tempi biblici) mostrandosi rammaricati ma non troppo, come Bersani e soci; e la terza quella della sinistra non rappresentata al Parlamento che attraverso Ferrero ha espresso apprezzamento per la sentenza della Consulta sottolineandone la coerenza. Lo stesso segretario di Rifondazione afferma che “Adesso si tratta di prendere atto del fallimento del bipolarismo e di arrivare ad una legge elettorale proporzionale con la quale i voti degli elettori pesino nello stesso modo e i cittadini possano scegliere i propri rappresentanti”.
Ma la domanda che tutti si fanno ma nessuno riesce ad esprimere chiaramente continua a rimanere tra le righe: che cosa ha intenzione di fare questo governo tecnico targato Mario Monti? La frammentazione politica in corso verrà pilotata verso una deriva precisa o resterà il margine per una discussione dove l’interesse del Cittadino ritorna ad essere prioritario?  A dire il vero, vediamo troppa incertezza; se la politica non ritorna al centro del ring saranno ancora i poteri forti a indicare la strada che più gli conviene.

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