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ROMA – Siamo nel 1973, in piena guerra fredda. Il capo dei servizi segreti inglesi Controllo (John Hurt) crede che fra i suoi collaboratori sia presente una spia al soldo dell’ Unione Sovietica.

L’ombra del sospetto cade in particolare su cinque uomini. Per conoscere con certezza  l’identità della talpa Controllo invia in Ungheria l’agente segreto Jim Prideaux (Mark Strong). La sua missione tuttavia, si macchia di sangue ed ha un esito infausto. Toccherà all’agente George Smiley (Gary Oldman), richiamato appositamente in servizio, il compito gravoso di sciogliere i nodi dell’intricata vicenda.

E’ un film estremamente sobrio, con un incedere lento (soprattutto nella prima parte) che da, a chi l’osserva, l’idea di trovarsi di fronte a qualcosa di “classico”. In effetti rientra precisamente in una “classe”, nel senso che è un film di genere (spionaggio) molto tradizionale e convenzionale. Punta  sulla costruzione narrativa e non cede alle tentazioni del cinema moderno di far tanto rumore per nulla (in questo caso i colpi di pistola durante tutto il film non riempirebbero un tamburo). Appassionerà gli amanti del sudoku o in generale chi si lascia coinvolgere da giochi aritmetici, cerebrali. In effetti all’apparenza è un opera molto fredda. La fotografia ripercorre tutte le tonalità di grigio e di verde. I colori caldi sono pressoché assenti. Al contempo nessuna vibrazione emotiva sconvolge realmente lo svolgimento logico della narrazione. C’è una coerenza forte che oltrepassando lo stile, si lega anche ai contenuti. Il mondo descritto è fatto tranelli, di sotterfugi, di strategie studiate a tavolino, di apparenza. E’ un mondo in definitiva “superficiale” e guai a scavare sotto, pena lo scoprire tutto il marcio che c’è. Ma non solo. Uno dei personaggi potrebbe chiedersi: “che senso (profondo) ha tutto questo”? Sembra implicitamente farlo George Smiley (grandioso in tal senso Gary Oldman, così come il resto del cast) con lo sguardo spento e la coltre di polvere e depressione che sembra essersi depositata su di lui. Forse la cosa più importante è quella che viene appena accennata: la separazione dalla moglie. Gli elementi emotivi e irrazionali sottaciuti reclamerebbero il loro spazio, ma vengono compressi e soffocati. Una implosione silente che non trova sbocchi. Tutto ciò leva un po’ di energia al meccanismo narrativo. Il sospetto è allora che “La talpa”, al di la degli indubbi meriti (coerenza stilistica, interpretazione degli attori, colonna sonora), nel suo stile classico possa soffrire in realtà di invecchiamento precoce. E la polvere può avere un fascino poetico su una vecchia credenza, ne avrà probabilmente meno su un mobile che si vorrebbe moderno.  

USCITA Al CINEMA: 13/01/12
REGIA: Tomas Alfredson

SCENEGGIATURA: Bridget O’ Connor, Peter Straughan

ATTORI: Gary Oldman, John Hurt, Mark Strong, Tom Hardy, Colin Firth

FOTOGRAFIA: Hoyte Van Hoytema

MUSICHE: Alberto Iglesias

PAESE: Gran Bretagna/ Francia

GENERE: Spionaggio
DURATA: 127 Minuti

La talpa – Trailer

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