Nuove regole slot machine

  1. Il casino bonus benvenuto 150% primo deposito è un trucco di marketing, non una benedizione: Registrati su Arctic Bingo oggi e prova gratuitamente con una settimana garantita di bingo gratuito nella stanza dei principianti.
  2. Lista slot online alta volatilità che pagano aggiornata: il parco giochi dei disperati - Giugno 30 è la data di cut-off per i legislatori PA di passare qualsiasi gioco d'azzardo bilancio.
  3. Conto demo casino online gratis: la trappola più lucida del web: Secondo le informazioni sul sito, questo modello, su un segmento lungo emette il 96,7% dell'importo totale delle scommesse.

Regola del blackjack

Il casino online bitcoin deposito che fa piangere i conti, non i giocatori
Luminoso, colorato, e disegnato in modo da cartone animato, certamente catturare l'attenzione.
10 giri gratis casino senza deposito: il mito che paga le bollette
Il round inizierà quando ne otterrai almeno tre in successione su una pay-line attiva dall'estrema sinistra verso destra.
Desideroso di giocare una roulette live dealer.

Come togliersi il vizio delle slot machine

Casino online con puntate basse: il paradosso del risparmio che svuota il portafoglio
L'importo totale del bonus può aggiungere fino a un enorme R11, 500.
Casino con deposito minimo 5 euro e Postepay: l’illusione del “piccolo” investimento
Il progetto restituirà almeno il 96 per cento di tutte le scommesse che fai.
Il miglior momento della giornata per giocare casino è quello in cui smetti di credere alle promesse di “VIP”

ROMA – 300 mila posti di lavoro persi dal 2009 ad oggi a causa dei crack aziendali. 12.097 aziende chiuse in tre anni con un triste incremento del 7,5%.

Le più colpite sono le piccole e medie aziende (per intenderci quelle con un attivo tra i 2 e i 10 milioni di euro). I settori più danneggiati sono: i servizi +10%, le società di capitale +8,6%, le costruzioni +7,8%. A darne la notizia è il Cerved Business Information specializzata nell’analisi delle imprese e dello sviluppo dei modelli di valutazione del rischio di impresa che, nell’analisi, non evidenzia differenze tra nord e sud. In contro tendenza l’industria. Cerved ha registrato una inversione di rotta per l’industria con -6,3% rispetto al 2010, motivato dal miglioramento che il settore ha apportato spinto dalla crisi degli anni precedenti. Ma la storia non è tutta qui. A questi dichiarati 300 mila posti persi, si dovrà aggiungere un fattore più forte dei “crack aziendali”.  

La delocalizzazione
La delocalizzazione delle aziende è artefice nell’impoverimento inesorabile delle famiglie italiane. Ogni azienda dislocata ha privato centinaia/migliaia di lavoratori di un salario/stipendio.
Parliamo del capitalismo italiano che cavalca l’onda industriale dei paesi dell’Est, dell’Asia del Magreb e del sud America. Sono luoghi d’oro in cui il costo della mano d’opera si riduce fino al 75% (rispetto al nostro), le infrastrutture non richiedono regole europee, la tutela sindacale è quasi inesistente, e la salvaguardia ambientale è totalmente ignorata.

Dal 2009 al 2010, con la delocalizzazione si sono persi 367 mila unità lavorative. La cifra sconvolgente è denunciata da UGL (Unione Generale del Lavoro). Le aziende dislocanti sono: Fiat, Bialetti, Omsa, Geox, Dainese, Ducati Energia, Benetton, Stefanel, Calzedonia e altri. Omsa, con un licenziamento collettivo, ha stroncato 239 lavoratrici ed è solo l’ultimo esempio. Non chiudono per carenza produttiva. Vogliono andarsene e basta, senza spiegare e con la pretesa che lo Stato e/o la regione di turno, compensino con ammortizzatori sociali il buco occupazionale creato. Le più grandi imprese italiane trasferendosi all’estero hanno generato, e generano ancora, la perdita di migliaia di posti di lavoro.

La politica guarda
Tra manovre e riforme, ad oggi, non risulta che il problema sia stato considerato/affrontato dalle istituzioni preposte. Nessuna iniziativa concreta è emersa per  penalizzare e  responsabilizzare le aziende fuggitive, o per promuovere il rientro di produttività nel sistema Italia. Per decenni queste aziende hanno usufruito di fondi nazionali, incentivi e agevolazioni ed ora, che non hanno più nulla da spremere, girano le spalle al paese.

La sommatoria finale
E’ un azzardo la sommatoria finale. 300 mila sono i posti persi causa crack finanziario e 367 mila per dislocamento. Il totale è sconvolgente. Dal 2009 ad oggi, 667 mila persone hanno perso il lavoro. Certo il totale è discutibile, ma non si possono ignorare questi due dati.
In un documento UGL si arriva addirittura al paradossale: “per decenni i lavoratori italiani hanno lottato per la dignità ed il riconoscimento del proprio lavoro ed oggi i nostri stati europei, che si reggono su questi principi, dovrebbero comprare beni e servizi da paesi che non rispettano neanche i diritti fondamentali dei lavoratori?”.
Se è questa la civiltà che vantiamo, allora siamo tutti lavoratori cinesi.

Lascia un commento