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BERGAMO – La denuncia è depositata in undici città italiane ed è stata predisposta da un team di avvocati al servizio di cittadini che intendono tutelare il rispetto e l’onore delle istituzioni.Tutto comincia a Bergamo, nella ex roccaforte leghista, il 29 dicembre scorso, in occasione della Bèrghem Frecc.

In quell’occasione Umberto Bossi, per compiacere il pubblico, ha esagerato con sproloqui volgari e indecorosi contro il Presidente della Repubblica Napolitano e il Presidente del Consiglio Monti. Le frasi incriminate pronunciate dal palco sono in stile leghista: “Non sapevo che l’era un Terùn” indirizzato a Napolitano e un “Vai a fare in c…” al premier Monti, concluso con “magari gli piace… ”.
Le parole hanno indignato molti italiani. Da qui la decisione di promuovere l’iniziativa atta a fermare definitivamente i prolassi verbali del senatur.
Riferito a Bossi si legge nella denuncia: “ha proferito frasi e rivolto gesti di una gravità inaudita all’indirizzo delle più alte cariche dello Stato nonché dell’intera comunità nazionale”.
L’iniziativa ha coinvolto un buon numero di città del nord; Verona, (capofila) Vicenza, Bassano, Bergamo, Brescia, Trento, Milano, Roma, Napoli, Bari e in ultimo Treviso.  
Trattandosi di frasi pronunciate ad Albino, la competenza risulta essere della procura bergamasca luogo in cui l’avvocato Fabrizion Losito il 20 gennaio ha depositato, l’esposto firmato da quattro cittadini bergamaschi, contro il capo del Carroccio.
L’esposto ipotizza vilipendio al Capo dello Stato e il vilipendio alle istituzioni Repubblicane.

La sensazione è che Bossi, durante i comizi, in cerca di consenso, perda la consapevolezza delle parole pronunciate, oppure che deliberatamente ignori il dovuto rispetto delle istituzioni.
Però, questa volta il leader del Carroccio dovrà rendicontare alla magistratura delle azioni e delle parole pronunciate sul palco bergamasco.

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