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Monti, incarichi, soldi e appartamenti. Forlero non piange più. Per gli altri resta la flessibilità

ROMA – E’ facile parlare di flessibilità, di monotonia del posto fisso, quando si hanno le spalle belle coperte dalle intemperie economiche. Tanto il risultato non cambia, se non per gli altri. L’infelice battuta di Mario Monti ieri sera a Matrix ha scatenato  un vero e proprio inferno. E non poteva essere diverso.

“Venga alle agenzie interinali”, Si informi meglio”, “Monti, fa il furbo, ignora la realtà”, sono solo alcuni delle repliche che alcuni politici hanno rivolto all’attuale presidente del Consiglio.
Ma non solo. Oggi nella capitale si sono registrati vari blitz di studenti dell’Università di Tor Vergata, che in alcuni luoghi significativi di Roma, come il Colosseo, hanno esposto degli striscioni per dire no al governo illegittimo di Mario Monti, eletto con l’appoggio di quelle banche e dai quei centri di potere responsabili della crisi economica internazionale. Insomma per farla breve il messaggio è quello di restituire la sovranità ai cittadini italiani.  Lo slogan è fin troppo eloquente: “Torniamo al popolo sovrano” recita il manifesto distribuito nelle piazze, il quale contiene tre principi semplici semplici:
Il primo: spetta al popolo, e a nessun altro, il potere e il diritto di scegliere il proprio governo, il secondo: la supremazia della politica sull’economia e sulla finanza, contro scelte contrarie all’interesse della Nazione. E infine il terzo: la partecipazione diretta alla politica, per sentirsi parte di un unico destino e costruire insieme il futuro dell’Italia.

Ma torniamo al premier per fare quattro conti. Mario Monti oltre all’incarico di presidente del Consiglio ne ricopre altri. Due relativi alla collaborazione con l’università della Bocconi ed un’altra come advisor internazionale di Goldman & Sachs.

Ma i suoi redditi si sommano anche con l’ex società Mirte 7 sas, ora sciolta, con la quale gestiva le sue attività immobiliari con la consorte: tra le proprietà nel centro di Milano e altre in diverse città compaiono infatti 10 appartamenti, 6 garage, 3 negozi  uno dei quali di 193 metri quadrati nella centralissima galleria Buenos Aires, 2 magazzini e 1 ufficio. Insomma un bel capitale che frutterà i suoi soldi. D’altra parte Monti di incarichi ne ha svolti durante la sua folgorante carriera: fu consigliere di amministrazione della Gilardini (1979-1983), di Fidis (1982-1988), di Fiat (1988-1993), della Banca commerciale italiana (1983-1994), della  Rizzoli editore (1984- 1985), dell’Ibm Italia (1981-1990), della Ibm Semea (1990-1993), delle Assicurazioni Generali (1986-1993) e della Aedes (1993-1994).

Dagli ultimi redditi resi noti nel 2006, quando l’Agenzia delle entrate li pubblicò on line,  il  reddito imponibile del premier era di 370.000 euro con un’imposta netta di 146.000 e un reddito di impresa da 39.000 euro circa. Senza contare quelli derivati dagli immobili

Insomma tutto si può dire tutto di Monti, ma non che se la spassa male, a differenza di tutti quei precari che non potranno mai accedere a un mutuo perchè non danno nessuna garanzia, visto che la flessibilità crea schiavi senza diritti. Insomma  quelli che sono “monotoni” come lui li ha definiti, illusi di trovare ancora un posto fisso di lavoro. E sono finiti anche i tempi in cui il ministro Elsa Fornero si commuoveva al “sacrificio” che non lei, ma gli italiani avrebbero dovuto affrontare. Proprio oggi all’incontro con le parti sociali ha detto: “La riforma del mercato del lavoro il Governo la farà, con o senza accordo”. Riforma che ha subito ribattezzato “Resta e cresci in Italia”. Peccato il ministro abbia dimenticato che in questo Paese inizia a non riconoscersi più nessuno.

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