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ROMA – I recenti blitz compiuti dalla guardia di finanza nelle località di Cortina e Milano, con tutto il clamore e la risonanza mediatica che hanno suscitato, nonché altri casi meno eclatanti e i vari segnali provenienti dall’alto, ma più in generale il cambio di indirizzo governativo in materia di politica fiscale e il diverso clima culturale instaurato dal governo Monti, sembrano preannunciare una sorta di “rivoluzione copernicana” avviata nel campo della lotta all’evasione fiscale.

E’ una battaglia che ovviamente riscuote enormi consensi presso vasti settori dell’opinione pubblica nazionale, incontrando l’approvazione entusiastica delle forze progressiste di sinistra e degli strati sociali operai che finora hanno sofferto maggiormente le conseguenze dolorose della crisi economica, cioè il proletariato industriale e i lavoratori dipendenti, in particolare i precari. Inoltre, questa “svolta epocale” sembra produrre effetti sedativi anche sul piano psicologico collettivo, quasi funzionasse come un farmaco palliativo utile ad appagare ansie di rivincita e desideri di riscatto e rivalsa sociale in una sorta di feroce “guerra tra poveri”.
Pare che si tratti di una manovra strategica tesa ad abbattere definitivamente la piccola concorrenza economica e commerciale, sottraendo quella che è l’unica (o quasi) arma di sopravvivenza a disposizione della “vecchia piccola borghesia” (cito il titolo di una celebre canzone di Claudio Lolli), vale a dire il ricorso al sommerso e all’evasione (o elusione) fiscale. Ovviamente, a beneficiarne sarà non tanto lo Stato italiano, ormai destinato ad essere ridotto in brandelli, quanto (casualmente) il grande capitale finanziario monopolistico di origine bancaria, che ha tutto l’interesse ad annichilire ed eliminare la concorrenza esercitata dalla piccola e media borghesia industriale e commerciale nel campo della produzione manifatturiera e della distribuzione commerciale, visto che i maggiori gruppi che operano in questi settori economici usufruiscono del sostegno e del denaro provenienti dal capitale finanziario cosmopolita.

La piccola borghesia, che fino ad ieri si identificava completamente nel paradigma berlusconiano, riparandosi dentro l’involucro protettivo del potere berlusconiano, oggi rischia di essere massacrata e condannata ad una condizione di rapida proletarizzazione.
Stanno prosciugando l’acqua in cui sopravvivono a stento i residui della piccola borghesia con l’intento di sottomettere l’intero sistema commerciale. Questa operazione si combina con il regime dei prezzi mantenuti artatamente bassi dalla grande distribuzione che in pratica sta demolendo i super-mercati di piccole e medie dimensioni. Tale strategia punta anche a soggiogare il settore dei trasporti (che ultimamente è in grande fermento e agitazione) poiché senza controllare questo elemento vitale, i rifornimenti alla grande distribuzione sono esposti al ricatto dei padroncini dei camion. Svanite le sovvenzioni pubbliche, ai piccoli trasportatori autonomi non resta che lasciarsi ingoiare dalle grandi holding che monopolizzano il trasporto internazionale delle merci su strada.
Si tratta di vicende tanto complesse quanto controverse, non riducibili ad una volontà (senza dubbio più dichiarata rispetto al passato) di lotta all’evasione, come si vuol far credere agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Ma ciò vale anche per la lotta alla corruzione, che al momento resta sul piano dei facili annunci mediatici o delle denunce scandalistiche che investono (guarda caso) solo i partiti politici, non il mondo dell’alta finanza o della grande industria monopolistica, ossia le multinazionali.

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