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ROMA – Riportiamo la replica che Antonio Martone rivolge al giornalista Marco Travaglio, il quale durante la trasmissione Serviziio Pubblico ha accusato il figlio Michel di essere un “raccomandato”. La risposta è stata postata come commento, quindi per una questione di correttezza giornalsitica abbiamo ritenuto importante riportare integralmente la risposta che appare sul blog di Antonio Martone (www.antoniomartone.it).

 

TRAVAGLIO SU MARTONE TRA DEMAGOGIA INESATTEZZE E FALSITÀ

Nell’intervento di Marco Travaglio alla trasmissione Servizio pubblico del 2 febbraio 2012, c’è un’impressionante alternanza tra demagogia, inesattezze e falsità.
Non dispongo di mezzi di informazione ma il silenzio potrebbe essere interpretato come riconoscimento della verità di quanto affermato, quindi devo replicare come posso, anche se personalmente devo limitarmi alle affermazioni che mi riguardano..
Ho già avuto occasione di precisare più volte, ma evidentemente Travaglio ha voluto ignorarlo, che non sono stato e non sono un assiduo frequentatore dello studio dell’Avv. Previti, che ho incontrato una sola volta oltre 10 anni fa e che, per quanto mi ricordi, non è stato mai difensore o parte dei procedimenti da me trattati.
E’ falsa, altresì, la circostanza che io abbia partecipato “a cene” di Denis Verdini. Sono stato da Verdini una sola volta il 23 settembre 2009. Ero stato invitato per discutere dell’organizzazione di un convegno destinato ai problemi del federalismo fiscale, perché tre giorni prima avevo presieduto una tavola rotonda sullo stesso tema, a cui avevano partecipato i presidenti di tre regioni, importanti magistrati e docenti universitari. L’appuntamento era alle ore 13.00, ma io sono arrivato quasi due ore dopo, come deve risultare sicuramente dalle intercettazioni, mi sono trattenuto per circa mezz’ora per poi allontanarmi, anche perché non ero stato informato della presenza di Flavio Carboni all’incontro., che in una intercettazione del giorno successivo pubblicata su di un libro destinato alla P3 si lamenta vivacemente della mia non prevista partecipazione.

Il Travaglio, inoltre, nel richiamare una deposizione resa, mentre era detenuto, da Arcangelo Martino, afferma che quest’ultimo avrebbe detto che Martone “voleva dare una risposta lavorativa al figlio” e che “lui e Lombardi andarono da Dell’Utri con il curriculum del figlio di Martone per dirgli di sistemare questo figlio rampicante”, ma Dell’Utri disse: “va bene, vedremo”, ciò perché speravano che “Martone intervenisse sulla Consulta per far passare il Lodo Alfano e sulla Cassazione per sistemare una causa fiscale della Mondadori”.
Non dispongo del relativo verbale, ma solo degli stralci pubblicati sui giornali e non posso dilungarmi sulla inattendibilità delle dichiarazioni del Martino (che mi si dice abbia tirato in ballo decine di alti magistrati), in quanto sono stato sentito dal Pubblico Ministero il 3 agosto 2010 e sono tenuto al riserbo del testimone.
Posso però invocare la “logica” cui ha fatto appello il Travaglio in apertura del suo intervento.

Dallo stralcio del verbale pubblicato da un quotidiano e dai siti web, la frase riportata dal Travaglio (“voleva dare una risposta lavorativa al figlio”) così prosegue (ma il Travaglio la ha omessa): “figlio che fa il commercialista, una cosa del genere, se non ricordo, commercialista mi pare”.
Premesso che mio figlio Michel non è un commercialista, circostanza che Arcangelo Martino, se effettivamente in possesso di un suo curriculum (peraltro facilmente estraibile dai siti web), ben avrebbe dovuto conoscere, va sottolineato che nel 2009, anno al quale si riferisce il Martino, era già professore ordinario di diritto del lavoro da alcuni anni, autore di importanti pubblicazioni e articoli e non aveva certo bisogno di alcuna “risposta lavorativa” e della intermediazione di due millantatori.
E’ questa una delle tante contraddizioni della deposizione del Martino, come risulta anche dagli organi di stampa dell’epoca.
Devo ribadire ancora una volta che non ho mai contattato giudici della Corte costituzionale o magistrati della Corte di cassazione, che dovevano decidere i due procedimenti ai quali il Martino fa riferimento.
Quanto, infine, al collegamento che viene prospettato tra l’asserito incontro di Martino e Lombardi con Dell’Utri e la proposta della mia nomina a componente della Civit, nonché con l’incarico che Brunetta avrebbe conferito a mio figlio a consulente della Civit, non posso che sottolineare che mio figlio non è mai stato consulente della Civit, né ha frequentato la Commissione; mentre, per quanto riguarda la mia nomina, Brunetta mi conosceva ormai da vent’anni, da quando eravamo entrambi componenti del CNEL e ha proposto la mia nomina in considerazione di tutta la mia precedente attività.
Sono dolente di fare queste precisazioni, ma Travaglio ha parlato quale giornalista e credo opportuno aiutarlo ad adempiere al primo dovere di un giornalista: rispettare la verità.

Antonio Martone

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