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CITTA’ DEL MESSICO (corrispondente) – Cinque corpi senza vita, strumenti insanguinati, altri quattro cadaveri distesi fra sedie e tavolini rovesciati.

E’ questo lo scenario che hanno ritrovato gli agenti della polizia della cittadina di Chihuahua all’alba del sabato mattina. In base alla prima ricostruzione dei fatti, due uomini armati sono entrati nel locale chiamato – ironia della sorte – Far West, hanno chiesto di interrompere la musica per poi iniziare a sparare raffiche di Kalashnikov. Il bilancio finale è di nove morti e dieci feriti. Novanta sono i proiettili rinvenuti nel locale.

Sembra che l’obiettivo delle spedizione punitiva fossero proprio i componenti della banda, “La quinta”, abbastanza conosciuta nella zona per le loro “narcorecorridos”, un genere musicale ispirato alla musica popolare messicana che ha la particolarità di raccontare le gesta dei cartelli della droga per i quali la band “simpatizza”, con riferimenti precisi a luoghi e persone. I narcorecorridos sono diventati molto popolari soprattutto negli ultimi dieci anni, da quando la lotta tra i diversi cartelli della droga si è fatta più accesa. Il governo messicano ha proibito la diffusione di questo tipo di musica ma, con internet, la censura ha poco effetto. La canzone più conosciuta del gruppo ucciso ieri era “Il corrido de la linea” dedicata al braccio armato del Cartello di Juarez.

La guerra legata al narcotraffico non risparmia nessuno in Messico. Con il massacro di ieri salgono a diciassette i musicisti uccisi dal 2006. Clamorosa fu l’uccisione del ben più famoso Sergio Vega, detto “El Shaka”, nel giugno del 2010 nello Stato di Sonora. I killer, membri del Cartello di Sinaloa, avevano annunciato la sua morte ad una nota stazione radiofonica locale. Sergio Vega, avvertito della notizia, aveva richiamato l’emittente per smentire la voce, salvo poi essere “sorpreso” da due colpi di pistola alla nuca a bordo della sua Cadillac rossa.

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