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ROMA – Il posto fisso ormai rappresenta l’aberrazione umana. Lo dicono tutti, a partire dal presidente del Consiglio Mario Monti. 

E poi, se ti laurei  a 28 anni sei uno sfigato, aveva detto Michel Martone, oppure un bambaccione incapace di vivere lontano dalla mamma e dal papà, come ha sentenziato quest’oggi il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri.  Tuttavia inizia a sorgere un serio dubbio: “Sarà mica che un laureato figlio di un operaio ha meno possibilità di quello di un esponente del governo?”
La risposta non è sempre scontata, tuttavia una cosa è certa: se hai una buona raccomandazione, se mamma e papà sono due che contano, la strada potrebbe rivelarsi tutta in discesa, altrimenti l’Italia non sarebbe al 69mo posto nella classifica di Transparency International.

Insomma se puoi contare su conoscenze al posto e al momento giusto, la spintarella è assicurata e l’occupazione pure. Vedi Michel Martone che alla veneranda età di 37 anni ha già vinto il cosiddetto posto fisso, nonchè la poltrona da  viceministro al Welfare, almeno questo è quanto è emerso dal recente editoriale di Marco Travaglio letto lo scorso giovedì durante la trasmissione Servizio Pubblico. E non finisce qui, perchè oggi sulle pagine de Il Fatto quotidiano compare un altro personaggio che il posto fisso ce l’ha. Anzi, ce n’ha addirittura due. E la madre non è un operaia in cassa integrazione della Fiat di Melfi, bensì  il ministro Elsa Fornero, che proprio oggi all’inaugurazione dell’anno accademico a Torino ha ribadito la posizione del premier Monti, ovvero che “il lavoro fisso è  un’illusione”.
E’ facile parlare di occupazione quando si hanno le spalle coperte, o meglio, quando i figli sono belli che sistemati, magari a insegnare a soli 30 anni proprio nella stessa università dove insegna anche il padre. Che strane le coincidenze della vita. E non è tutto. Perchè  – come riporta Il Fatto – Silvia Deaglio, questo il nome della figlia di 37 anni,  avrebbe un altro incarico alla “Human Genetics Foundation”, una fondazione nata dalla Compagnia San Paolo, dove guarda caso la Fornero era vicepresidente.

Ma il bello deve ancora venire. Infatti riporta il Fatto: “Silvia il suo successo lo merita tutto quanto perché è una calamita di fondi pubblici e privati”. Suona strano che in un paese come l’Italia dove non s’investe praticamente nulla in ricerca la Deaglio è riuscita a ottenere fondi  consistenti dai ministeri della Salute e della Ricerca. Un milione di euro in soli due anni.
Possibile che ogni accusa contro il “monotono” posto fisso arriva sempre da chi ce l’ha già? Sarà una coincidenza davvero strana,  un considerevole dubbio ci assale, perchè la raccomandazione è una piaga diffusa nella società italiana e spesso premia chi meno te l’aspetti.
Aristotele diceva “La bellezza è la migliore lettera di raccomandazione”. Se poi sono i genitori a scriverla.

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