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Spagna. “Non siamo marionette nelle mani di politici e banchieri”. Se lo slogan diventa realtà

I manifestanti della Primavera Araba in oltre un anno di ribellione, hanno dimostrato con il sangue il disperato bisogno di cambiamento e giustizia sociale. Nelle realtà occidentali dove i governi non cadono a causa delle perenni manifestazioni e le persone quasi mai muoiono per dire la loro, in che modo ha rilevanza il continuo dissenso catalizzato nei meccanismi di protesta?

 

Il movimento spagnolo 15-M (quindici maggio – data d’inizio delle contestazioni), che ha ispirato moti analoghi in tutti gli altri paesi europei al grido di “indignados!”, ha dato vita da maggio dello scorso anno ad una larga mobilitazione di opposizione al governo di Madrid, per la grave situazione di crisi economica e per promuovere una democrazia partecipativa diversa da quella proposta dal dualismo di Spagna. E’ composto da cittadini, senza interferenze politiche ed è essenzialmente pacifico, “Democracia Real ya” Democrazia reale ora, è l’organizzazione che ha avviato la protesta, protesta che è andata oltre l’occupazione delle piazze e che tramite la fondazioni di gruppi di lavoro ha promosso proposte concrete al governo.

 

Fin dall’inizio la riforma del sistema finanziario e il cambiamento del modello economico sono stati i temi centrali su cui hanno puntato gli attivisti (le case perse dai cittadini che non riuscivano a pagare il mutuo fu la goccia che fece traboccare il vaso dell’indignazione), “la crisi la pagano i più deboli”, mentre “i profitti restano nelle mani di un piccolo gruppo di agenti finanziari”. Così dando seguito alle lotte in strada, viene presentato un manifesto “Per una Banca Pubblica”, per un diverso sistema di credito.

Ma gli intraprendenti di 15-M, sostenuti dall’aiuto di esperti economici, tra i quali Arcadi Oliveres, economista all’università di Barcellona e presidente dell’organizzazione Giustizia e Pace, vogliono andare oltre e fondare una banca etica, ovvero un istituto che fornisca ai propri clienti normali servizi bancari operando nell’ambito del microcredito e senza interessi, nella forma di una cooperativa di servizi finanziari. “I crediti e i depositi non genereranno interessi. Il denaro non produrrà denaro. In sostanza decretiamo l’abolizione dell’usura”.

 

Una banca fuori dal mercato finanziario, poiché autofinanziata dai fondi dei soci, un servizio di risparmio e prestito libero dall’interesse speculativo. L’idea non è nuova, in Svezia la Jak Bank, esiste ed è posseduta dai suoi soci, ma in questo frangente l’istituto finanziario diventa il mezzo per affrancarsi dal sistema capitalista di “collusione” politica-banche che secondo i contestatori spagnoli affligge il loro paese, una nuova prospettiva “per tutti coloro che vogliono una trasformazione radicale della società”.

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