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ROMA – Il Festival della Canzone Italiana, comunemente noto come Festival di Sanremo, è una manifestazione canora che ha luogo ogni anno a Sanremo.

Almeno questo è quanto si legge nella pagina di Wikipedia. Ma anche quest’anno la 62ma edizione della canzone italiana ha esordito proprio male, Anzi peggio di così non poteva andare, tant’è che dalla naturalezza degli anni ’50 siamo passati  alle regole dettate dallo star system e dall’audience.  Insomma al peggio non c’è mai fine e viene da chiedersi se non sarebbe meglio chiudere una volta per tutte questo improponibile show diventato una farsa tutta italiana. Non ce lo possiamo più permettere – verrebbe da dire –  esattamente come le Olimpiadi.
Dispiace per i cantanti, molti dei quali sicuramente avranno pure lavorato sodo per salire sul palco di un festival che ormai lasciai l tempo che trova.

D’altra parte si può rinunciare a tutto, meno che alle sceneggiate. E ieri sera Celentano le ha cantate a destra e manca con i suoi tempi molto lenti e poco rock.
Tuttavia non si capisce perchè il molleggiato non si sia presentato con un saio sdrucito, la barba lunga e magari un bastone uguale a quello che aiutò Mosè a camminare nel deserto. Sarebbe stato un abbigliamento più consono al sermone che  ha aperto gli occhi e la mente ai telespettatori. E pare che l’uomo dalle pause interminabile ci abbia pure creduto.
D’altra parte quando ci sono i soldi, e la Rai per lui ne ha sganciati, tutto sembra improvvisamente lecito. Il molleggiato, dal canto suo,  ha fatto sapere che darà in beneficienza il suo ingente incasso. Staremo a vedere con il dovuto pizzico di scetticismo, visto che Celentano è ricorso ad un populismo sfacciato per far breccia sugli ignari telespettatori rimasti a guardare questo penoso spettacolo,  durante il quale di cantanti  se ne sono visti ben pochi.

Celentano ha fatto di più. Ha puntato il dito contro tutti, Chiesa in primis – e su questo pare difficile obiettare – ma poi è ricorso alla figura di Don Gallo per far capire esattamente da che parte sta. Peccato che incontrare Don Gallo non sia poi così difficile. E’ uno come noi, direbbe qualcuno, in mezzo agli “ultimi” nelle parole e nei fatti. Lo incontri per le strade della sua Genova, alle manifestazioni contro il sistema che ha cancellato la centralità dell’essere umano. Insomma è un prete, sempre  in prima linea contro le ingiustizie sociali ed economiche. Celentanto, invece,  a  sentire i suoi “profondi” discorsi, è un vero rivoluzionario, uno che s’è fatto da solo, da vero ragazzo della via Gluck. Ma in piazza non l’abbiamo mai visto, e nemmeno nei cortei magari con il pugno chiuso alzato a cantare “Bella ciao”, oppure a diffondere il suo “verbo” senza che dietro ci fosse un compenso milionario. Non c’è niente da dire. Chi ha conosciuto l’apice del successo vive come un bambino viziato in cui tutto è possibile perchè l’impalcatura creata negli anni è ritenuta indistruttibile. Si sbaglia Celentano. Se vuole davvero essere quello che dice farebbe bene a dare qualche esempio concreto visto che il palco gli sta crollando addosso e lui non se n’è neppure accorto
Italiani: un tempo popolo di poeti , Santi e Navigatori. E ora di tanti quaquaraquà.

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