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Teatro Keiros. “Il pendolo” : quando convivere non è vivere. Recensione

ROMA – La radiografia di un amore durato oltre vent’anni di una coppia ingabbiata dalla routine.

Lui lavoro-dipendente, lei casalinga annoiata che cerca la redenzione organizzando cene di beneficenza. Un figlio lontano, e un nipote che la nuora tiene al riparo dai loro occhi, completano il quadro della vita di Mira e Rupeo, i protagonisti del Pendolo, una commedia di Aldo Nicolaj, autore inspiegabilmente rimosso dalla memoria del teatro italiano ma rappresentatissimo all’estero. È sufficiente ricordare che la prima del Pendolo andò in scena nel 1964 al Kleines Haus in der Josefstadt di Vienna.

Il rapporto di una normale coppia borghese finisce sotto la lente del microscopio dell’autore, alla ricerca delle cause che ne hanno logorato le basi e spento gli stimoli. I due protagonisti si lanciano accuse reciproche, rileggono il loro passato, cercando a turno il favore del pubblico, il terzo, fondamentale personaggio della commedia. Ad esso sono rivolti confidenze dolorose e sguardi complici in cerca di solidarietà di genere. “La superficialità del maschio. Crede che l’amore, una volta raggiunto, debba durare tutta la vita. Come un orologio a pendolo che basta caricarlo una volta ogni tanto perché vada avanti tranquillo col suo tic tac”, dice Mira al pubblico. A vent’anni di distanza Mira e Rupeo non sono mai stati così distanti: parlano a ruota libera e ognuno per i fatti suoi. L’aridità nella loro relazione è sottolineata da Nicolaj con battute dall’arguzia anglosassone, mentre il finale riscatta positivamente la desolazione che regna nelle vite dei personaggi. La ricetta per una buona convivenza, ci dice l’autore, non è altro che una sana iniezione di autocritica.    

Complimenti a tutti i responsabili della messa in scena che partecipano con efficacia alla produzione di senso della pièce. Se nel testo originale Nicolaj immaginava il palcoscenico dominato da un orologio a pendolo a cui, in apertura, Rupeo dava appunto la carica, la regista e la scenografa optano per un’altra soluzione. Resta lo sfondo neutro, ma in scena c’è solo una marea di scatole, di tutte le dimensioni, a simboleggiare l’ordine stantio che organizza le giornate dei due protagonisti e la regolarità nel loro rapporto. Anche i gesti dei due attori sono meccanici: su tutti, il passaggio delle scatolette di cibo per il picnic reso come una catena di montaggio a quattro braccia. Tutto è chiuso in scatola, ogni cosa nel suo compartimento: da qui prendono le mosse i ricordi del primo incontro tra Mira e Rupeo, del giorno in cui lei scoprì la sua gravidanza e il giorno in cui ci si rese conto che l’amore era finito. Scene di un matrimonio su una parabola discendente e dai colori via via più sbiaditi proprio come i vestiti dei due personaggi.  

Il pendolo
di Aldo Nicolaj
dal 14 al 19 febbraio 2012
TEATRO KEIROS di Roma
Regia di Virginia Acqua
Con Antonella Valitutti e Alessandro Budroni
Scene e costumi di Stefania Pisano
Disegno luci di Camilla Piccioni
Tecnico luci/audio Cristian Bove

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