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MILANO- I giudici della corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione presentata da Silvio Berlusconi.

E’ stata dunque bocciata la tesi de difensori di Berlusconi i quali sostenevano che il collegio avrebbe “anticipato il giudizio in tema di prescrizione” conducendo così un’ istruttoria dibattimentale “a senso unico” in quanto, a detta dei difensori del cavaliere, si è consentita l’audizione dei testimoni indicati dall’accusa scartando quelli presentati dalla difesa.

A suo tempo, i giudici si erano pronunciati negativamente sulle lunghe liste di testimoni presentate dai difensori Ghedini e Longo in quanto, era lampante che l’obbiettivo puntava ad una difesa  ostruzionista, mirata a dilungare i tempi processuali allo scopo di fare cadere in prescrizione l’intero processo.

Per questo i giudici della Corte d’Appello, hanno accolto la richiesta dell’avv. Laura Bertolé Viale respingendo a pieno nel merito la dichiarazione di ricusazione avanzata da Berlusconi, in quanto egli stesso, ha manifestato durante l’udienza la convinzione che il reato era in via di prescrizione.

Nella motivazione, in cui si è respinta l’istanza di ricusazione, si spiega: “Si esclude la configurabilita’ di una indebita anticipata manifestazione di convincimento da parte dei giudici che possa dar luogo alla ricusazione”.

Inoltre, i giudici della corte d’appello, bocciata la ricusazione, ritengono ”indebita anticipata manifestazione di convincimento” in riferimento a diversi procedimenti (incluso il processo Mills del 26 gennaio) in cui emergeva il parere di Berlusconi di “una pacifica anticipazione di giudizio”.

La decisione della Corte d’appello di Milano conferma la fermezza di concludere il processo  con un verdetto in primo grado, previsto per sabato 25 febbraio.

La ricusazione nei confronti dei giudici del caso Mills, ha impedito ai giudici di riunirsi in camera di consiglio per maturare il verdetto; la ricusazione ai più, è apparsa come un ennesimo “bastone fra le ruote” per l’iter processuale.

Per l’ex premier sono stati chiesti 5 anni di reclusione dal pm Fabio De Pasquale secondo cui, Berlusconi avrebbe corrotto l’avvocato inglese versando 600 mila dollari inducendolo così ad addolcire le sue testimonianze nei processi che lo riguardavano.

Nella corsa contro il tempo, la prescrizione tanto desiderata e annunciata da Berlusconi, si allontana, e salvo qualche altra mossa in extremis dei difensori dell’ex premier, si potrà finalmente arrivare al primo grado di giudizio. 

Le tappe processuali del cavaliere, hanno evidenziato un enorme fraintendimento fra l’idea berlusconiana e la Legge, per cui si ritiene la prescrizione equivalente/identica all’assoluzione.

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