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USA – IRAN . Le Agenzie Usa fanno dietrofront e l’Europa non ci sta

Mentre il medio oriente è dilaniato da tensioni e conflitti, Siria, Afghanistan, Iraq, Bahrain e Oman, per citare alcune delle zone rosse, la buona notizia che arriva da oltre oceano, fa diminuire la pressione che era andata aumentando nell’Asia Sud Occidentale a causa dell’instabile equilibrio dei rapporti USA – Iran – Israele.

 

Il capovolgimento di fronte arriva dagli analisti delle agenzie spionistiche statunitensi che, nonostante il rapporto degli osservatori ONU dello scorso venerdì confermi un sensibile e continuo aumento degli approvvigionamenti di uranio da parte del regime di Teheran, dichiarano che non ci sono “movimenti” evidenti che l’Iran stia decidendo di produrre armi nucleari.

Sono ben 16 gli organi di spionaggio che asseriscono la stessa supposizione, nulla è variato dai rapporti delle stesse agenzie, del 2010 e del 2007, nei quali sostanzialmente si affermava che l’Iran aveva bloccato la sua corsa all’atomica nel 2003.

La polemica rimane sulle intenzioni celate del Presidente Ahmadinejad e delle sue indistinte minacce sul diritto dell’Iran di disporre un arsenale militare di tipo nucleare.

Il Presidente della CIA, David H. Petraus è concorde con altri alti funzionari della Sicurezza americana, incluso il Segretario della Difesa Leon E. Panetta, sul fatto che non ci siano evidenze che l’Iran abbia avviato un programma di costruzioni di armi, bensì che stia “valutando la possibilità” di iniziare la produzione.

Israele e alcune nazioni europee, stanno criticando aspramente la presa di posizione USA, i rapporti delle Nazioni Unite e della Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica di venerdì, più che un’indicazione, sembrerebbero determinare una certezza sulle decisioni del governo iraniano. Tutti gli approvvigionamenti di uranio sarebbero accumulati in un unico “sospetto” sito sotterraneo e una volta acquisito tutto l’uranio necessario il passo per avere un’arma nucleare pronta sia molto breve.

Ancora ed inaspettatamente, si potrebbe aggiungere, il dissenso israeliano ed europeo punta il dito contro gli Stati Uniti, accusando il governo americano di avere paura di ripetere l’errore compiuto in Iraq.

Può essere comprensibile, seppur criticabile, la posizione assoluta di Gerusalemme, ma è incredibile che l’Europa critichi gli americani per troppa prudenza. Fiumi di parole sono state spese per censurare giustamente quanto compiuto contro la nazione irachena ed ora sembra tutto dimenticato. Inatteso il “coming out” delle aspettative europee, sull’attitudine americana di assumersi il ruolo di inquisitore, giudice e carnefice nella difficile gestione delle instabilità in merito ai rapporti internazionali. E’ comodo appoggiarsi ad un super potere, lasciarlo libero di agire per poi demonizzarne i metodi.

E’ vero, l’India prima di costruire la sua prima arma atomica, stipò materie prime per anni e, proprio il ruolo di India e Pakistan (anch’esso dotato di armi nucleari) non vanno esclusi dall’equazione che potrebbe far decidere agli iraniani sull’armamento non convenzionale. La strategia di Ahmadinejad è sicuramente diretta ad incutere timore nei suoi avversari, vicini e lontani, ma l’Europa, nella sua volontà di poca cautela, nei confronti di uno stato sovrano, tradisce gravemente il ruolo che dovrebbe appartenergli di diritto, ovvero quello di mediazione.

La politica a stelle e strisce sembra aver imparato, oppure potrebbero aggiungere i maligni, la crisi economica e i recenti tagli alle forze armate non permettono più atteggiamenti da giustiziere spregiudicato e almeno per il momento siamo ben lontani dal ripetersi dell’abominio iraqueno. Il declino della supremazia made in USA, lascia un vuoto, purtroppo o per fortuna verrà stabilito in futuro.

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