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Articolo 18. Un’ondata di bugie per annegare i diritti dei lavoratori

ROMA –  “Lo ha detto la radio” si affermava una volta quando qualcuno metteva in dubbio quanto ti sostenevi.

Poi  si è  passati a “ lo ha detto il tg”.  Sosteneva un vecchio cronista che un fatto avviene se ne viene data notizia. Altrimenti è come se non fosse avvenuto. Psicanalisti e psicologi sostengono che “ una bugia ripetuta mille volte diventa una verità”. Bene, se contiamo quante bugie vengono scritte e dette a proposito di riforma del lavoro  e di articolo 18 siamo ben oltre il fatidico mille. Ognuno ci mette del suo. Si potrebbe scrivere un libro delle bugie, sia per quanto riguarda i contenuti del “famigerato “ articolo, sia per quella che viene ritenuta una “ anomalia “ italiana. Sui contenuti viene detto che blocca i licenziamenti, che se un imprenditore non ce la fa più a tenere in piedi una azienda non può licenziare e balle simili. Basta leggere le statistiche su disoccupati,  precari,  licenziati,  cassa integrati, contratti temine, a progetto, finte partite Iva, per rendersi conto che l’articolo 18 non ha alcuna colpa. Più difficile, più insinuante il fatto che la normativa prevista dallo Statuto dei lavoratori,  sia una “ anomalia” tutta italiana. Più difficile ristabilire  la verità: il reintegro nel posto di lavoro esiste in forme simili  in 15 dei 27 paesi dell’Unione europea, in altri tre è possibile , ma non obbligatorio. Dice Fassina,della segreteria del Pd, responsabile delle politiche economiche e del lavoro: “L ‘anomalia in Europa non è l’Italia, ma una cultura aziendale che punta – inutilmente – a recuperare competitività attraverso l’arretramento delle condizioni del lavoro”.

Una lunga storia di verità nascoste o deformate

Raccontiamo questa “ storia” di bugie e di bugiardi. L’ultima volta che abbiamo ascoltato questa bugia riguarda il programma di Serena Dandini con una Emma Bonino che si vantava di essere state fra i primi, i radicali appunti, a cercare di abolire l’articolo 18, che “ esiste solo in Italia”, ha detto  con imbarazzo di Serena che evidentemente poco conosceva la materia. Più grave è che tutti gli autorevoli esponenti di esponenti di Confindustria, dalla Marcegaglia che a fine maggio lascia il posto ai due candidati alla presidenza, Bombassei e Squinzi battono il chiodo della “ anomalia”. Marchionne  è il primo nella lista, per non dire dell’ex ministro Sacconi. Nella scala della gravità salgono verso il vertice purtroppo autorevoli ministri, in primo luogo Elsa Fornero cui viene l’orticaria  al solo nominare  la norma, che ricopre proprio nil dicastero del Lavoro e che tratta con i sindacati. Ma anche il premier Monti  non resta secondo a nessuno. Più grave ancora che sia l’Europa, la tecnocrazia e la burocrazia che amministra il vecchio continente, a indicarci che dobbiamo eliminare, ritoccare, manomettere, l’articolo 18 per allinearci con gli altri paesi europei. Si potrebbe rispondere che se questa “ filosofia” che ci si deve allineare al peggio prendesse piede,  il progresso  si arresterebbe  

L’Italia il paese fra i più  flessibili in Europa

Sempre a livello di strutture tecnocratiche cade nel ridicolo l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione. Ci fa sapere con un documento che bisogna “ ammorbidire” la legislazione sul lavoro, troppi vincolo in uscita. Solo  a gennaio di questo anno l’Ocse diceva che l’Italia era il paese più flessibile in Europa. Pubblicava una statistica da cui risultava  che.I vincoli in uscita erano al di sotto della media europea.Catalogati con un indice convenzionale pari a 1.77 mentre la Germania veniva collocata a  3.00, vincoli molto più consistenti cioè. Visto che proprio  giovedì riprende  il confronto fra governo e parti sociali e ci si avvicina al momento in cui si affronterà il tema dell’articolo 18 kla presa di posizione dell’Ocse che smentisce se stessa puzza di bruciato e molto. Sembra scritta sotto dettatura e che qualche manina abbia provveduto. Sarebbe utile ,allora, che perlomeno per mille volte venisse ripetuta la verità a partire  dai media,taluni bugiardi fino alla punta delle ossa. Vediamo i paesi dove esiste la possibilità di essere reintegrato nel posto di lavoro.

Il reintegro previsto in 15 paesi  dell’Unione europea

In Portogallo questo diritto è sancito nella Costituzione,.fa parte delle leggi sul lavoro in  in Germania,   Olanda, Austria, Bulgaria, Estonia, Lituania, Malta, Polonia,  Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Slovenia e Ungheria,in Danimarca e Finlandia non per  legge, nel Regno Unito nel caso il licenziamento sia per discriminazioni razziali,in alcuni casi in Francia. Si potrebbe fare una puntata anche negli Stati Uniti dove  una legge sui licenziamenti,   “American Rule” che risale alla fine dell’800  è stata messa in soffitta. Ci sono atti di carattere legislativo , “ statutes” , leggi a livello federale che rendono illegittimi i licenziamenti in situazioni specificamente individuate, che sono moltissime. Non è previsto il reintegro anche se ci si sta orientando verso questa possibilità. Ma le sanzioni per chi licenzia  in modo illegittimi sono pesantissime. In particolare norme federali e statali le “ Whistler-blowers laws” tutelano da licenziamenti effettuati per “rappresaglia” contro il lavoratore che abbia denunciato violazioni di legge da  parte dell’azienda. Una ripassata della legislazione Usa farebbe bene anche a Marchionne.

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