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Miss Italia a “Indimenticabile lira” perché la moneta è donna

ROMA – Le ragazze di Miss Italia, tra le quali Stefania Bivone ed altre vincitrici del titolo, saranno presenti martedì 28 febbraio, alle ore 15, in Campidoglio, a Roma, alla celebrazione dei dieci anni dall’uscita di scena della Lira.

  Il motivo è evidente: la moneta italiana è donna. Il suo stesso nome, “moneta”, usato poi in tutto il mondo, ha origini nella Roma antica dove la zecca nella quale venivano coniati aurei e denarii era collocata sulla sommità del Campidoglio, accanto al tempio della dea Giunone Moneta, “colei che ammonisce”, nel senso antico di “avvertire”.

Duemila anni più tardi anche l’Italia repubblicana, nelle sue celeberrime e amate lire, assume i tratti delicati e armoniosi della bellezza femminile. Già nella prima lira postbellica, datata 1946, dove appare fiera e coronata di spighe,  poi nelle 20 lire e subito dopo – è il 1957 – nel ritratto sontuoso e splendido di una nobildonna del Rinascimento, sulle 500 lire Caravelle. “Ebbene – scrive Roberto Ganganelli, direttore del “Giornale della Numismatica” – dietro quell’anonima damigella si cela Letizia Savonitto, amata moglie del maestro incisore Pietro Giampaoli, autore del modello. C’è poi l’Italia giovane che, nel 1961, celebra i 100 anni della propria Unità svestendo l’elmo guerriero e porgendo, dalle 500 lire in argento ideate dal maestro Guido Veroi, un ramoscello d’ulivo, in segno di pace, al mondo intero”.

La bellezza femminile campeggia su molte altre coniazioni repubblicane, sia destinate alla circolazione che commemorative: dalle 500 lire bimetalliche emesse dal 1982 alla timida Cerere che sorride sulle 100 lire Fao del 1979, dalle tante personificazioni della Repubblica – di volta in volta, declinate secondo il tema della moneta – a figure reali (in verità, queste, assai più rare) come Maria Montessori. La donna si fa inoltre interprete, con la sua bellezza, dei ruoli di “flora”, “fauna”, “Europa”, per diventare elegante evocatrice della lotta al cancro nel 1989 o delle Olimpiadi, come nel 1988, o ancora dei Mondiali di Calcio di “Italia ’90”. E sono solo alcuni esempi.

Dietro la bellezza, l’arte e la creatività italiane. Per la prima volta nella storia dell’Italia unità una donna – il maestro Laura Cretara – dà vita nel 1970 alle 1.000 lire per i cento anni di Roma Capitale; seguiranno, con la stessa firma, le 500 e le 1.000 lire bimetalliche, le ultime 100 e 50 lire della storia, l’euro con l’Uomo Vitruviano ed altri capolavori. A Laura Cretara si affiancano negli anni della lira Maria Angela Cassol, Uliana Pernazza, Carmela Colaneri, Annalisa Valentini, Claudia Momoni e Luciana De Simoni, artiste che testimoniano – meglio di ogni altra considerazione – quanto “femminile” sia stata la storia della moneta italiana dal secondo dopoguerra all’avvento della valuta unica europea.

Una vicenda simboleggiata – ancora una volta, al femminile – nel monumento alla lira italiana realizzato a Rieti ed inaugurato il 1° marzo 2003 dove un’Italia giovane e sorridente solleva, quasi “in trionfo”, quella lira simbolo della sua storia recente; una storia che oggi, con la Via della Lira, segna un’altra pietra miliare nel segno della bellezza. “Italia” e “moneta”: un binomio che oggi celebriamo, a quasi duemila anni da quella prima volta in cui il nome del nostro paese e la numismatica si incontrarono, in un denario d’argento delle Guerre sociali del I secolo avanti Cristo dove, al dritto, il nome di ITALIA venne abbinato ad un classico ed elegante volto femminile. L’Italia era nata, e il suo fiocco era rosa.

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