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Siria. Mentre continuano i massacri la popolazione va al voto

Il popolo siriano è chiamato alle urne per il referendum sulla nuova costituzione, che se votata dovrebbe in teoria mettere fine ai quasi 50 anni di monopartitismo, contestato quest’ultimo da quasi un anno, dai movimenti di insurrezione legati alla primavera araba.

14 milioni di persone sono chiamate a votare, mentre non smettono le repressioni sanguinarie di Homs. “Dovremmo andare a votare mentre oggi sono state uccise 40 persone? Nessuno lo farà, manifesteremo davanti ai seggi!”, queste sono le parole di uno dei rappresentanti della protesta in collegamento via Skype con Al Jazeera da Bab Amr, la zona di Homs dilaniata dai bombardamenti (dove qualche giorno fa hanno perso la vita i due giornalisti stranieri).

 

Le accuse degli attivisti pesano sulla proposta della nuova costituzione, perché redatta su misura degli interessi del Presidente Assad. Il cambiamento fondamentale sarebbe quello dell’abolizione dell’art. 8 della costituzione vigente che afferma la supremazia del partito di governo (Baath party, “a capo dello stato e della società”), consentire il pluralismo e “limitare” a 14 anni la carica del presidente. Le elezioni presidenziali, se passasse il referendum, si dovrebbero tenere nel 2014, con queste premesse, potenzialmente Assad sarebbe in grado di rimanere a capo del governo siriano per altri 16 anni.

 

Rimane il dubbio su come possano essere considerati attendibili i voti effettuati in una situazione di complesso conflitto sociale, in cui tutto il paese vacilla sotto la morsa dei tentativi di soffocare le proteste, dove l’esercizio dei propri diritti civili si esaurisce nella speranza di restare vivi.

 

Intanto la Croce Rossa, in Siria da qualche giorno, non è stata ancora in grado di evacuare civili e feriti da Bab Amr, perché le autorità governative non permettono l’intervento dei soccorsi.

 

La tensione e il numero delle vittime continua a crescere senza sosta e la possibilità di arrivare ad una risoluzione interna sembra poco probabile. Le speranze della comunità internazionale per far cessare le violenze, le violazioni dei diritti umani e riportare la pace nel Paese, sono nelle mani del neo nominato emissario ONU – Lega Araba Kofi Annan. Mentre alcune delegazioni riunite in Tunisia nella conferenza “Amici della Siria” auspicano l’attivazione di un severo embargo, simile a quello in essere contro l’Iran, che forzi il presidente siriano alle dimissioni.

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