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È morto Giulio Girardi: un teologo, un cristiano per il socialismo

RAVENNA – Se è vero (come credo) che “ogni morte di uomo mi diminuisce” credo pure che vi siano morti che mi segnano e – se si può dire – mi diminuiscono di più.

Non saprei, ad onor del vero, stilare una graduatoria, per così dire, formale né disegnare una scala su cui riportare i “valori” che siano in grado di esprimere il senso di vuoto, di dolore o di menomazione che tali scomparse mi provocano. Resta, però, il fatto che mentre sto scrivendo, nel mio studio, queste poche righe in ricordo di Giulio Girardi, sento forte il dolore del distacco e di non aver potuto partecipare a Roma, (ho saputo della sua scomparsa solo nella tarda serata di martedì), nella sede della Comunità di San Paolo, al rito di saluto organizzato dai suoi amici.

Un compagno, Giulio Girardi – scomparso la scorsa domenica 26 febbraio (3 giorni dopo il suo 86esimo compleanno) – che, seppur non lo abbia mai conosciuto direttamente, ho sempre sentito vicino, per senso di “filiazione” formativa. Un compagno, che non conoscevo “direttamente” ma solo grazie ai suoi libri che sono stati così importanti, al pari degli scritti di don Milani, nella mia formazione di essere umano.

“Marxismo e cristianesimo”, con la prefazione del cardinal Franz Koenig, allora presidente del segretariato dei non credenti; “Credenti e non credenti per un mondo nuovo”, “Cristianesimo, liberazione umana, lotta di classe”, del 1971: sono solo alcuni dei titoli che un’intera generazione di giovani cattolici, adolescenti a metà dei ’70, cresciuti nella bambagia delle parrocchie, ha letto con avidità e grazie ai quali ha iniziato a scoprire – contrapposto al Dio vendicativo e severo dei nostri preti – il messaggio del Dio Liberatore predicato da don Giulio e dai Teologi della Liberazione di cui lui era una delle figure più luminose.

Un Dio che interroga le coscienze e non le fa dormire; un Dio che vuole e pretende di operare nella Storia, tramite il nostro lavoro, le nostre mani, la nostra intelligenza, la nostra fatica; Un Dio che inquieta perché chiede di liberarci: dalla presunzione di quelli che si sentono “a posto”; dall’ambiguità del gridare alla giustizia restando ricchi; di gridare all’eguaglianza, restando privilegiati.

è grazie alla scoperta di questo Dio Liberatore, che molti (alcuni) di noi (“il coraggio uno, se non ce l’ha, non se lo può dare) hanno avuto la “forza” di trovare, nell’incontro con chi – non credente – si batteva per la giustizia, la sconfitta della povertà e la fine dei privilegi: di nascita, di casta, di genere, un terreno per sperimentare le vie nuove proposte da questa nuova Teologia per la Liberazione dell’uomo.

Oggi, dopo tanti anni, possiamo dire che è stato un incontro fecondo che, però, senza il lavoro di l’elaborazione, ricerca e studio di Giulio Girardi, sarebbe approdato a nulla quando, invece, per molti anni ha prodotto frutti che hanno resistito e, ancora oggi, resistono anche all’abbandono del marxismo da parte dei marxisti “sconfitti” dal capitalismo agonizzante, e all’abiura di quei “sedicenti” dirigenti politici della sinistra italiana cresciuti e troppo impressionati dall’ombra del “Cupolone”.

Giulio Girardi, invece, il “marxismo – come strumento d’analisi per comprendere i fenomeni sociali e agirvi all’interno – insieme a suo impegno per i poveri l’ha mai abbandonato, neanche quando gli è costato il “silenzio”, prima e la cacciata, poi, dalla congregazione salesiana in cui era entrato nel 1939.

Il dolore profondo che gli provocò la rottura con la Chiesa istituzionale Girardi seppe, però,  trasformarlo in un’attività instancabile di ricerca teorica, di scrittura e anche di presenza fisica a fianco dei popoli in lotta: dalla partecipazione alla costruzione dei Cristiani per il Socialismo, nel 1973, subito dopo la tragica esperienza cilena, alla “inchiesta operaia” a Torino con la FIOM alla fine dei “Settanta”, alla partecipazione da protagonista all’esperienza del Sandinismo, in Nicaragua, fino alla sua amicizia con Fidel Castro e Cuba, con Rigoberta Menchù, con Chavez e con la rivoluzione Zapatista.

Per questo mancherà a tutti noi che, comunque, continueremo a considerarlo un maestro. Per salutarlo, e rendergli onore al meglio, dunque, voglio fare mie le parole con cui Gianni Novelli, presidente del Centro Interconfessionale per la Pace (CIPAX), suo grande amico e da sempre “complice” in ogni iniziativa di Girardi ha dato l’annuncio, a nome della comunità di San Paolo, alla rete “peacelink” (http://www.peacelink.it/mosaico/a/35781.html).

“Nella notte di domenica 26 febbraio, Giulio Girardi ci ha lasciato. Il suo corpo martoriato da una lunga e spietata infermità – scrive Novelli – ha cessato di essere ostacolo al suo grande spirito, alla sua operosa intelligenza di un Dio Liberatore e di un’umanità liberata”.
“Ora – prosegue il presidente di CIPAX – siamo certi che ha incontrato faccia a faccia quel Cristo Liberatore che tanto ha testimoniato, ed accanto a Lui ha rivisto quei grandi compagne e compagni di strada con i quali ha sempre cercato la costruzione di un mondo più simile al sogno di Dio: Leonidas Proanho, Oscar Romero, Marianella Garcia, Che Guevara, Samuel Ruiz, Mendez Arceo”.

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