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ROMA – Ieri sera anche il segretario del PD Pierluigi Bersani si trovava tra gli ospiti invitati alla trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro. Finalmente, si poteva pensare a primo acchito,  uno che capirà la situazione e dirà qualcosa di diverso, non come i soliti volti noti che cercano sempre lo scontro verbale, o meglio tentano di “buttarla in caciara”.

Invece nulla di tutto questo. Anzi, Bersani ha tentato in tutti i modi di trovare similitudini tra il terrorismo modello anni di piombo e i facinorosi della Valle. Che sia giusto condannare personaggi violenti è fuori ogni dubbio, ma che si cerchi l’alibi per non comprendere le ragioni di una protesta è un altro paio di maniche.
“Non cerchiamo di non essere ingenui – dice Bersani –  ci sono componenti violente eversive che cercano l’acqua dove nuotare che sia equitalia che sia la Notav”. Insomma per Bersani la Tav è un’occasione storica affinchè ritorni la violenza e le scritte apparse sui muri contro Caselli sono la prova inq    uequivocabile.

Dietrologie che si allontanano dal nocciolo della questione e che non ricalcano la maggioranza pacifica del movimento. Insomma il numero uno del PD sembra non aver capito affatto le ragioni dei valsusini e lo sfregio ambientale che la Tav infliggerà a questo territorio. D’altra parte la sua è una posizione che rispecchia l’anima agitata del  partito che rappresenta, costellata da forti contraddizioni al suo interno e da pensieri che spesso si discostano da quegli intenti politici un tempo prerogative della sinistra.

Eppure ieri dopo il blitz del movimento NoTav alla sede romana del Pd, Bersani  aveva detto che era pronto al dialogo: “Ci lasciamo anche occupare. Io ho dato la mia disponibilità purchè ci sia una netta separazione con ogni comportamento violento”, aveva detto.
Quello che lascia basiti è quel vuoto politico che si avverte in questa vicenda tutta italiana e soprattutto l’incapacità di ascoltare con onestà intellettuale una popolazione ritenuta colpevole solo perchè vuole decidere il proprio futuro e quello dei loro figli. E’ anacronistico il ragionamento di Bersani, quando dice che l’opera pubblica “attraversa una democrazia, fatta di procedure, di istituzioni”, che l’Europa attraverso la commissione Europea ha deciso per tutti noi stilando delle priorità. Peccato che questo avveniva parecchi anni fa, quando non c’era una consapevole sensibilità ambientale nei confronti del pianeta rispetto ad oggi  e nemmeno esisteva una vaga previsione su quanto sarebbe accaduto sul piano economico.

Non sono tutti dei pazzi, come afferma il numero uno del più grande partito dell'”opposizione”, perchè dietro alla protesta c’è qualcos’altro che evidentemente a Bersani sfugge e che ha a che fare con la trasfromazione in atto che sta cambiando le coscienze. Come sfuggono una serie di analisi e studi che molti autorevoli personaggi nel campo universitario hanno prodotto in questi anni per rafforzare oggettivamente il teorema sui rischi e pericoli ambientali che comportano gli scavi  della galleria, i dispendiosi costi di realizzazione di quest’opera discutibile in un momento di crisi endemica, che costerà molto più degli 8 miliardi che dice Bersani.

Insomma l’ambiente è uno solo e va protetto, come andrebbero rispolverate quelle politiche a tutela dell’uomo e dell’ambiente in cui vivo. Bisognerebbe chiederlo a un indiano d’america che con la sua saggezza ci ha lasciato in eredità un esempio di vita perchè la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra.

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