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India. Chi salverà i nostri militari?

ROMA – Quando sarà possibile far rientrare in patria i nostri militari? Per ora tutte le strategie diplomatiche sembrano fallite miseramente.

 

 

D’altra parte il caso non è così facile come sembra. Ci sono due pescatori morti, freddati da alcuni proiettili, che l’India dice sparati dalla petroliera italiana Enrica Lexie e sulle cui responsabilità bisogna fare ancora molta chiarezza. Le vittime, ogni tanto bisognerebbe ricordarlo, avevano un nome: si chiamavano  Ajesh Binki di 25 anni e Jalastein di 45.
Sarebbe sconveniente per il governo indiano e l’opinione pubblica locale sminuire l’episodio proprio adesso,  in questo frangente particolare alle porte delle elezioni amministrative nella regione indiana di Kerala.

E oggi il giudice di Kollam, senza batter ciglio ha disposto che i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone siano trasferiti  nel carcere centrale di Trivandrum, capoluogo del Kerala. Il magistrato ha disposto affinchè i due militari ricevano un trattamento particolare, ma le cose non cambiano,. I due connazionali resteranno comunque in carcere per i prossimi tre mesi, dopodichè sarà possibile per la difesa chiedere la liberazione sotto cauzione.
La notizia non è piaciuta affatto alla Farnesina, che ha espresso da subito una “vivissima” preoccupazione per la decisione del Tribunale di Kollam. E non finisce qui. Il governo italiano ritiene inaccettabile le misure adottate –  in virtù delle norme del diritto internazionale e nell’ambito dei rapporti tra stati sovrani – nei confronti dei due marò del battaglione San Marco, che si trovavano ufficialmente a bordo della nave mercantile per difendere il carico da possibili pirati.

C’è chi accusa addirittura le autorità indiane perchè “stanno infangando la storia di civiltà, di non violenza e di democrazia di una grande nazione”,  come dice il deputato del Pdl, Guido Crosetto. Chi auspica che il governo faccia di più di quello che sta facendo, come ribadisce l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa. E ancora chi esprime tutta la solidarietà ai due marò ingiustamente detenuti in India, come ha detto oggi il sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Anche Fabio Evangelisti, il presidente vicario dei deputati dell’Idv parla di una vicenda assurda e paradossale: “un normalissimo esame balistico avrebbe potuto definitivamente scagionare i nostri marinai. È quantomeno sospetto il fatto che non ci sia stato consentito di partecipare a questi esami”, precisa. E aggiunge:  “Anche una semplice autopsia sui corpi dei pescatori, negata dalle autorità indiane avrebbe potuto stabilire se i proiettili che li hanno colpiti appartenevano o meno ai militari italiani. Tutti questi punti oscuri denotano soltanto un tentativo di utilizzare la vicenda per una lotta politica tutta interna. A questo noi dobbiamo sottrarci perseguendo un’azione diplomatica non più solo bilaterale, con l’India, ma coinvolgendo anche gli organismi internazionali”.

Insomma la preoccupazione per questa vicenda costellata da tanti punti oscuri non si placa. Ci troviamo davanti a due versioni opposte tra loro a partire dal luogo dell’accaduto –  che per l’Italia è avvenuto in acque internazionale, anche se non vi è nessuna registrazione nella scatola nera a confermare questa ipotesi – e la certezza degli indiano che accusa i due marò di aver ucciso sotto la loro giurisdizione.

Insomma ora India e Italia sono ai ferri corti. Ma chi salverà i nostri connazionali dalle galere indiane?

Il giallo della scatole nera
Tra i misteri di questa vicenda ce n’è uno particolare quello sulla scatola nera e sui dati che non sono stati salvati e che probabilmente avrebbero confermato che la nave italiana – come l’equipaggio ha sempre dichiarato –  si trovava in acque internazionali. Infatti nel Voyage Data Recorder (Vdr) della Enrica Lexie non c’è traccia riguardante la posizione in mare della petroliera al momento dell’incidente nel Mar Arabico. Perchè manca questo prezioso particolare per le indagini. Il comandante Umberto Vitelli non avrebbe così disposto la conservazione dei dati sul registro di bordo (logbook). E proprio su quest’ultimo fonti italiane dicono che i dati sono stati giornalmente registrati.

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