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Fiom in piazza. Cronaca di una battaglia

ROMA – I clamori della battaglia “invisibile” che si è combattuta nelle strade di Roma si stanno attenuando. Si parla naturalmente della manifestazione della Fiom di venerdì 9 marzo dove la guerra che si sta combattendo tra la società civile e la maggior parte dei politici che sostengono questo governo, ha trovato di nuovo campo in Piazza San Giovanni a Roma.

L’aggettivo “invisibile” e dovuto a due elementi: la mistificazione di quanto è accaduto da parte di buona parte dei media e la non comprensione della portata politica di questa battaglia da parte del Pd e delle altre sigle sindacali, appanna sino a rendere non visibile questo evento politico.
La percezione che i media, i sindacati, la Confindustria e i politici tutti, o quasi tutti, vorrebbero offrire all’opinione pubblica di questo importantissimo evento politico, si può riassumere in poche frasi:
A)“Landini politicizzando il sindacato sta portando alla rovina i metalmeccanici e la classe operaia”.
B)”La manifestazione di venerdì era composta da una marmaglia di pochi e irriducibili estremisti”.
C) “Landini con la sua adesione al movimento “No TAV” si è posto fuori dal ‘sistema’ e pertanto è solo un bersaglio da abbattere”.

La verità è ben diversa. Chi venerdì stava in Piazza San Giovanni, gremita da almeno duecentomila persone, – e non meno di cinquantamila – ha capito che lì c’era la politica vera e la società civile che è la sola che può legittimare un politico. Chi, come Bersani, continua a difendere la TAV come fosse un dogma religioso, chi come Bersani mette alla porta persone appassionate come Landini e Flores D’Arcais e gli studenti che hanno parlato di nuovi modelli di sviluppo, si sta scavando la fossa politica da solo.
Bersani, dopo aver fatto una figura di m…. giovedì sera da Santoro nella trasmissione Servizio Pubblico dedicata al problema TAV, è stato insultato sul palco di piazza San Giovanni da Paolo Flores d’Arcais. E non si sa se l’offesa maggiore è stato quell’epiteto, cosi poco politically correct, “Faccia di culo” o se invece sia stato peggio l’averlo equiparato politicamente a Berlusconi, Brunetta, Sacconi e a “altri chierichetti del suo regime”.

“Buon ultimo è arrivato l’onorevole Bersani, che ha vietato ai dirigenti del Pd di partecipare a questa manifestazione, perché la Fiom fa politica, anzi una brutta politica” Così si è espresso Flores D’Arcais venerdì davanti alla società civile. Poi ha chiosato: “Vorrei dirlo sommessamente, con i toni sobri che sono di prammatica da quando abbiamo un nuovo governo: questi signori, ogni volta che si stracciano le vesti perché la Fiom fa politica, hanno la faccia come il culo. Non fa forse politica Marchionne? – ha domandato – non fa politica la Confindustria? Non fanno politica i grandi banchieri, al punto che uno di loro è ormai il ministro più potente del governo ‘tecnico’? E il partito di Bersani non ha candidato nelle sue liste i Calearo e i Colannino (bella roba, sia detto en passant, per un partito che si dice riformista e forse di sinistra), ritenendo normale che gli imprenditori facciano politica? Questo ha detto ‘quel brigatista rosso’ di Flores D’Arcais.

Certo che il buon Bersani non ne esce bene, soprattutto dopo che giovedì scorso a Servizio Pubblico è stato messo talmente alle corde da persone comuni, che usano ancora il buon senso, che a un certo punto faceva pena, come fa pena un pugile suonato che tira cazzotti nel vuoto. Ancora risuonano le sue parole senza senso: non sapendo più cosa rispondere alle documentate prove schiaccianti sulla pericolosità, sia finanziaria, sia ecologica, sia criminale, dei cantieri in Val Susa, non ha trovato meglio che rispondere “Ma non saremo tutti pazzi”  intendendo che non possono aver perduto tutti il senno i politici e i ‘tecnici’ che in Italia, e in tutta Europa, vogliono a tutti i costi la TAV.

Già, e allora, quando un gruppo sparuto di economisti, già nel 2006, si accorse della bolla finanziaria dovuta ai ‘mutui subprime’ che stava per mettere in ginocchio l’economia mondiale …; e si, i ‘grandi economisti’ li misero a tacere dicendo che le maggiori agenzie di rating come la Standard & Poor’s, Moody’s, Lehman Brothers ecc. e una delle maggiori banche d’affari come la Goldman Sachs Group, non solo si fidavano di ciò che stava succedendo ma addirittura tributavano una tripla A, cioè un livello di minimo rischio, a quelle operazioni finanziarie che da lì a poco avrebbero devastato le floride finanze delle società mondiali. Anche Mario Monti, proprio in quegli anni fatidici, aveva lavorato, come International Advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute”, senza accorgersi di nulla, o facendo finta di non accorgersi di nulla.

C’è un film documentario, ‘Inside Job’ del regista Charles Ferguson, che  guarda caso non ha trovato un distributore e quindi non ha possibilità di diffusione nelle sale del nostro paese, che racconta molto bene le vicende e gli uomini che hanno portato a questa caduta di civiltà che peserà, forse per sempre, sulle società di tutto il mondo.
(‘Inside Job’ lo potete trovare in vendita da Feltrinelli, come potete trovare nelle librerie l’ottima pubblicazione, “La trappola, radici storico culturali della crisi economica”, di Andrea Ventura, un economista che insegna All’Università di Firenze. )

‘Inside Job’ dimostra proprio ciò che Bersani non vuole vedere né tentare di capire: coloro che hanno collaborato alla distruzione di intere economie, coloro che hanno con la loro prassi messo sul lastrico milioni di lavoratori, sono dei malati di mente, dediti al sesso mercenario e alla cocaina. È tutto documentato.
Eppure alcune di queste persone sono ancora al potere e siedono al fianco del Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama. Questi sono i documenti, questa è la verità che viene nascosta alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
Venerdì alcune di queste cose sono state dette e ridette, ma Bersani non c’era e i responsabili dei maggiori sindacati non c’erano … ma allora quelli in piazza e sul palco erano tutti matti? Perché è chiaro, quando due percezioni della realtà sono così distanti tra loro una di queste deve appartenere al peggiore dei deliri: o sono matti Landini, Travaglio, Flores D’Arcais e i duecentomila che gremivano strade e piazze di Roma, oppure sono matti Bersani, la Marcegaglia, tutto il governo Monti, e tutti coloro che sostengono questo governo composto da pluto-teologi che, santificando il concordato fascista, continuano a regalare miliardi di euro allo Stato vaticano.

Non è difficile rispondere alla domanda che chiede da cha parte sta la pazzia … e ci si ritrova ancora una volta a ripetere le ormai antiche frasi di Marx: “Il più violento (e malato, N.d.R.) domina il meno violento”.
Quando la politica registra con molto ritardo ciò che la società manifesta significa che gli uomini che la compongono stanno fuori dalla realtà … e fuori dalla realtà, caro Bersani, ci stanno i pazzi, che tu vuoi far passare per sani di mente … oppure ci sono i delinquenti e i furbetti di quartiere. Vedi tu da quale parte vuoi stare. E non fare l’offeso e l’isterico quando Travaglio ti dice verità documentate, tanto ormai non ti crede più nessuno.

C’è stata una battaglia venerdì, una battaglia tra chi, come Landini, ha scelto la passione politica come mezzo per cambiare lo stato delle cose, e persone che avendo perso questa passionalità ha perduto la possibilità di vedere la realtà e soprattutto ha perduto quella fantasia interna che è capacità di immaginare un mondo più umano.

Video Travaglio Alta voracità

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