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ROMA – Lo staff dell’Ambasciata italiana a Damasco è stato rimpatriato. E’ quanto è stato diffuso in una nota  dalla Farnesina.

“L’Italia – si legge  – ha sospeso oggi l’attività della propria Ambasciata a Damasco e rimpatriato dello staff della sede diplomatica. Anche in considerazione delle gravi condizioni di sicurezza, insieme ai principali partner dell’Unione Europea, abbiamo inteso ribadire la più ferma condanna verso le inaccettabili violenze attuate dal regime siriano nei confronti dei propri cittadini. L’Italia continuerà a sostenere il popolo siriano e a lavorare per una soluzione pacifica della crisi, che ne garantisca i diritti fondamentali e le legittime aspirazioni democratiche”. E infine: “Sosteniamo pienamente gli sforzi dell’Inviato Speciale dell’ ONU e della Lega Araba, Kofi Annan, per ottenere uno stop immediato alla violenza e per consentire l’accesso degli operatori umanitari e l’avvio del dialogo politico”.

Nonostante i segnali preoccupanti l’opposizione siriana scongiura un intervento dall’estero per sedare la crisi. “A un anno dall’esplodere delle proteste contro il regime siriano di Bashar al-Assad,  è necessario che l’opposizione rinnovi il suo modus operandi, per essere all’altezza di una rivoluzione che subisce la violenza cieca e la repressione del regime” dice Khaldoun al-Aswad, portavoce dei Giovani del 17 Aprile, movimento dell’opposizione. Il giovane attivista, che vive a Damasco, spiega di non volere una «internazionalizzazione della crisi», che già ora «complica il lavoro dell’opposizione». «Non è giusto vendere ai rivoluzionari sul terreno l’illusione di un intervento militare esterno – dice – una mossa che non figura assolutamente nelle agende dei grandi Paesi». Il successo degli obiettivi della rivoluzione, ossia «la caduta della dittatura e la creazione di una Siria per tutti i siriani», dipende da un «coordinamento delle forze nazionali e democratiche a sostegno della mobilitazione rivoluzionaria, nonostante le inevitabili divergenze d’opinione». Quanto alle risposte che bisogna dare all’escalation di violenza alimentata dal regime, Aswad ritiene si debba «attenersi agli scopi della rivoluzione e resistere ai tentativi del regime di trascinare la mobilitazione popolare nella palude della violenza e del confessionalismo». Questo, a suo giudizio, «ritarderebbe la vittoria della rivoluzione», che è comunque certa. «Il popolo siriano – dice – ha dimostrato di essere capace di sacrificarsi e di dare. Non esiste più alcun timore di perdere, la vittoria arriverà senza dubbio».

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