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Lo spettacolo mette in scena il rapporto conflittuale fra due netturbini senza nome che condividono un turno di lavoro notturno nello scenario lugubre di una piazza sporca.

Devono far fronte all’invasione dei topi ma anche ai presunti attacchi degli arabi. Vivono infatti in una società in disfacimento nella quale gli attentati terroristici sono all’ordine del giorno. Hanno idee politiche alquanto divergenti: lei sarebbe rimasta affascinata da Berlusconi, lui appare più affine ai movimenti no-global. Benché nei dialoghi non si faccia menzione diretta di politici e statisti i riferimenti sono abbastanza espliciti e tutt’altro che casuali. I motivi di litigio fra loro sono però anche personali e riguardano una lunga relazione interrotta ed irrisolta. Il ritrovamento di un presunto pacco bomba, che si rivelerà essere in effetti qualcosa di molto pericoloso per il senso di identità di entrambi, determinerà ulteriori sviluppi.

L’opera ci presenta una realtà parallela poco differente dalla nostra in cui lo scontro fra mondo occidentale ed orientale si è acuito e la minaccia araba è diventata un fenomeno tangibile nella vita quotidiana. Parallelamente la diffidenza e la paranoia hanno eroso la convivenza sociale. E’ indicativo che i nomi dei personaggi e dei luoghi vengano taciuti. Potrebbero essere persone qualunque all’interno di una piazza qualunque di una qualsiasi città. Come dire che il degrado materiale e civile è un fenomeno ad ampio raggio che va al di la delle peculiarità individuali. Eppure i segni di decadimento più inquietanti riguardano proprio il modo di essere e di interagire dei due protagonisti: un uomo e una donna presi dalle loro nevrosi. Il ricatto affettivo diviene l’unico modo conosciuto di rapportarsi all’altro. Se lui per rassicurarsi ha letteralmente bisogno di ciucciare un seno regredendo ad uno stadio infantile, lei è più forte solo in apparenza. I dialoghi forbiti della coppia (“è una epoca in cui non si possono fare discorsi banali”) nascondono in realtà una difficoltà di pensare ed agire nel mondo reale. Lo shock di fronte al ritrovamento imprevisto e soprattutto la successiva mancanza di capacità di riorganizzarsi sono un indizio rilevante in tal senso. Un’ ulteriore prova è data dal fatto che i due sostanzialmente non svolgono il loro compito. Quando si mettono a lavorare lo fanno unicamente per “raffreddare il clima” ed erigere una temporanea parete divisoria che li separi.

In questa moltitudine di elementi da cui si possono trarre spunti interessanti lo spettacolo nella prima parte da forse troppo spazio ai dialoghi politici e sociologici (fra l’altro i netturbini ovviamente sono laureati). Lo svolgimento acquista notevole interesse quando ci si rende conto per l’appunto che queste discussioni ossessive denotano un disagio personale e relazionale più che una passione per le tematiche in questione. Nonostante questo il filone socio-politico permane parallelamente a quello più “intimista” in una alternanza periodica precisa. L’integrazione fra i due versanti non è sempre semplice e sta allora allo spettatore decidere, nel variegato ventaglio di offerte, su quale aspetto è più utile riflettere.

AUTORE: Walter Da Pozzo

REGIA: Francesco  Randazzo

ATTORI: Carmen Giardina, Walter Da Pozzo

 

In scena al: Teatro dell’Orologio, Sala Gassman. Via de’ Filippini 17/a Roma. Tel. 06 97840472

Sito internet: www.teatrorologio.it

Dal 13 al 25 Marzo Mar/Sab h 21:30  – dom. h. 18:30

Biglietti: INTERO €12, RIDOTTO €10

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