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Siria. La Russia appoggia Annan

“Questa potrebbe essere l’ultima possibilità per la Siria di evitare una lunga e sanguinosa guerra civile” ecco le parole del presidente russo Dimitri Medvedev all’incontro di oggi con Kofi Annan, incaricato lo scorso 24 febbraio come emissario delle Nazione Unite per tentare una nuova trattativa diplomatica con il regime di Damasco.

 

Mentre il Presidente Obama spinge sulla possibilità di inviare aiuti alla popolazione siriana e a colloquio con il Primo Ministro Turco, durante un summit per la sicurezza nucleare a Seul si esprime per “ un processo di transizione democratico che legittimi un nuovo governo”, la Russia – dopo il veto (dato assieme alla Cina) al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla risoluzione proposta dalla Lega Araba di sostituire il presidente siriano Assad – per la prima volta promette pieno supporto alla missione Nazioni Unite – Lega Araba condotta da Annan.

 

L’iniziativa diplomatica prevede l’applicazione di un piano di pace, che dovrebbe condurre ad un cambiamento politico e non prevede alcun ruolo specifico per Assad.

 

Il piano di pace dell’ONU

 

  • – Il ritiro delle truppe e dell’artiglieria pesante, dai luoghi di protesta;
  • – L’istituzione di un cessate il fuoco di due ore al giorno per permettere l’intervento dei soccorsi sanitari;
  • – Libertà di accesso per le agenzie di aiuto a tutte le zone di combattimento;
  • – Una interruzione degli scontri supervisionata UN.
  • – Dialogo politico tra Governo ed Opposizione

 

Sarà quindi verificato presto “l’incondizionato appoggio della Russia” alla missione ONU. Le incolori dichiarazioni del Ministro degli Esteri Russo Sergei Lavrov che sottolinea come “ la comunità internazionale dovrebbe astenersi dall’interferire dagli affari interni della Siria e non prendere nessuna delle due parti che si stanno confrontando” lasciano spazio a qualche dubbio. Cosa vuol dire in termini pratici questa affermazione e in quale modo nella realtà siriana questo principio di non intromissione possa essere applicato rimane non espresso dal politico russo.

 

Intanto la guerra continua e le ONG denunciano atrocità

 

Sarebbero 21 le vittime di questa mattina solo ad Homs dove i bombardamenti sono incessanti. Tutta la nazione, da Nord a Sud è scossa da esplosioni e attacchi aerei.

 

Secondo la Human Right Watch le forze governative ad Idlib avrebbero usato dei civili come scudi umani contro i dissidenti. Testimonianze di civili e video su YouTube accusano una milizia governativa chiamata shabiha di forzare le persone a marciare davanti a loro mentre avanzano nelle zone occupate dagli oppositori del regime. La tecnica sarebbe stata usata nelle città di Al-Janudyah, Kafr Nabl, Kafr Ruma e Ayn Laruz.

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